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Marjia Judina: la pianista che commosse Stalin

Marjia Judina, classe 1899, è un esempio di tenacia, fermezza e passione che in questo caso scorre sulle sue dita, picchiettando i tasti bianchi e neri del suo pianoforte.

Nata da una famiglia ebraica, frequenta il conservatorio di San Pietroburgo dove si distingue immediatamente per il suo modo di suonare, caratterizzato da uno spiccato virtuosismo oltre ad essere una promotrice della musica contemporanea.

Molto intelligente. A soli 12 anni, infatti, legge Platone, Aristotele, S.Agostino e S.Tommaso D’aquino. Studia le arti figurative e si appassiona alla poesia simbolista, al teatro e alla storia.

Attira subito l’attenzione del regime stalinista, che la ritiene una possibile minaccia. Forse perché con la sua musica era in grado di risvegliare quella speranza di libertà che tanto si tentava di sopprimere. Il collega pianista Shostakovich, infatti, scrive che “Le sue dita sono artigli d’aquila”. 

L’inquietudine e l’insoddisfazione ne solcano la vita, portandola a cercare conforto nel cristianesimo. La sua conversione aggrava la sua posizione nei confronti del partito, che gli annulla per questo la tournèe. “Conosco una sola strada  - dice  - che porta a Dio ed è l’arte! Non rinnegherò la mia fede. Voglio dimostrare alla gente che si può vivere senza odiare, pur essendo liberi e indipendenti!”. Viene licenziata dal conservatorio di Leningrado con l’accusa di “ fare catechismo invece di insegnare musica”. 

Nel 1943, però, Stalin ascolta alla radio un concerto di Judina che esegue Mozart  e ne rimane così esterrefatto da richiederne immediatamente un disco, inviando un ottimo compenso alla pianista. Si dice che alla morte del dittatore sovietico, sul suo grammofono, girasse proprio il disco della Judina. 

La bellezza e l’autenticità della musica sono in grado di toccare con il proprio calore anche i cuori più duri.

             

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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