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Money vs Passion, come scegliere l'università ed il proprio futuro #ionontolgoildisturbo

 

Non sono stati pochi i dibattiti avvenuti negli ultimi anni riguardanti la correlazione tra l’utile e lo studio universitario di facoltà umanistiche. Molte inchieste e sondaggi hanno portato l'opinione comune a deprecare questi studi, pensieri alimentati grazie anche a noti sedicenti opinionisti e giornalisti di famose testate che hanno contribuito a svilire l'importanza stessa dello studio e quindi anche a scegliere l'università, anzi la facoltà in modo differente da quello che dovrebbere essere un corretto meccanismo di scelta .

Essi hanno infatti più volte scritto che queste facoltà hanno il solo merito di soddisfare il piacere per la conoscenza, ma che sono addirittura dannose per la propria carriera lavorativa, sociale e personale. Sempre alcuni sostenitori di questa attuale "querelle" sostengono che queste facoltà siano destinate solamente agli studenti provenienti da famiglie abbienti perché in grado di sostenere inutili spese scolastiche; altre scuole di pensiero vedono invece gli studenti meno dotati iscritti a queste facoltà mentre gli studenti più intraprendenti tendono ad iscriversi a facoltà d’indirizzo scientifico ed economico.

Rimane che se per qualcuno è inutile studiare le civiltà antiche, la metrica italiana e quelle di altre lingue o il contesto storico entro cui è stato realizzato un dipinto, si trattava sempre di dibattiti per lo più astratti e sempre esterni al mondo accademico; delle voci a cui non bisognava prestare troppa importanza da chi vive quotidianamente la realtà universitaria.

Con l'attuale sistema proposto da molti atenei italiani, si è però di fronte a situazioni di grandi paradossi che hanno portato l'università stessa a non essere più un luogo di conoscenza, ma un luogo divenuto una semplice catena di montaggio veloce e meccanica, un meccanismo che ha trasformato gli stessi studenti in semplici orpelli, dei giovani spinti a terminare quanto prima la loro formazione per poi cominciare la loro vita lavorativa.

Si veda al riguardo il nuovo sistema proposto da alcune università che chiedono ai propri studenti di cominciare a lavorare per determinate aziende in cambio di crediti riconosciuti al posto di esami. Una concezione di università che non propone attività pratiche integrative per meglio orientare i propri studenti al loro futuro, ma un'ottica meramente lavorativa volta al guadagno.

Con i nuovi sistemi proposti dagli atenei, i voti di laurea verranno mandati per mail, le discussioni di tesi sono viste da molti come dei semplici esami e le proclamazioni dei laureati saranno collettive e verranno realizzate due mesi dopo il compimento della fine dei propri studi. I futuri laureandi non potranno inoltre più portare i propri parenti ed amici ad assistere alla discussione di laurea. (In realtà alla discussione possono assistere tutti quanti, perché si terranno in grandissime aule, stile esami e adesso la proclamazione la fanno in Aula Magna a quanto pare: https://www.facebook.com/studentiindipendenti.studiumanistici/posts/1185636438195642)

Anche per i momenti pre-laurea le difficoltà portate con le nuove riforme non mancano: ricordiamo infatti i moltissimi tagli che sono stati messi in atto negli ultimi anni in ambito economico a danno degli studenti, ricercatori e professori. Sono stati adottati recentemente anche drastici tagli di appelli sempre per le facoltà umanistiche e che obbligano gli studenti a sessioni talvolta concentrate in un unico mese. (Qui il link degli attuali appelli previsti per le facoltà umanistiche dell'università Statale: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwif-b_gi7jQAhVGShQKHa-lAx0Q0gIIIygCMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.studiumanistici.unimi.it%2FCorsiDiLaurea%2F5877_ITA_HTML.html&usg=AFQjCNGSvV7CrWth7-9EY39YrkhK29b7dA&sig2=KslHaVQou6HqTeBbazuu6A&bvm=bv.139250283,d.d24 ).

Poniamo un esempio concreto: prima della riforma uno studente era portato in media, a seguire tre corsi e successivamente a dover dare tre esami in tre mesi dedicati agli esami. (quattro con la sessione estiva che prevedeva due appelli a settembre). Ora i corsi da seguire non sono cambiati, ma gli esami sono concentrati in pochi appelli annuali così che tutti gli esami devono essere portati avanti in un solo mese.

 Si aggiungono poi le difficoltà logistiche nella realizzazione della tesi che deve essere conseguita in concomitanza con questo sistema di appelli d'esame se non si può né si vuole divenire uno studente fuori corso.

Nel libro scritto dall’insegnante Paola Mastroccola "Togliamo il disturbo" viene proposta un'attenta analisi e critica verso le attuali condizioni della scuola pubblica e dei metodi e riforme da essa criticata. In questo scritto emergono tutte le difficoltà che oggi incontra un’insegnante attenta e preparata che vuole portare ai propri studenti ulteriori stimoli e arricchimenti al di là delle nozioni imprescindibili richieste dalla scuola.

"Togliamo il disturbo" diviene così un buon slogan capace di racchiudere anche la condizione in cui versa l'attuale mondo universitario. Non sono polemiche sterili di studenti fannulloni e mammoni come spesso vengono dipinti gli attuali studenti universitari e giovani, ma critiche di ragazzi che non vogliono essere un numero di matricola e gli esami da essi sostenuti.

Si tratta di richieste studentesche basilari volte a sfruttare al massimo il periodo di formazione universitaria per apprendere e conoscere quanto più possibile. Quelle che di fatto sono le basi della scuola di tutti i gradi e che ora paiono dimenticate nel mezzo di riforme e burocrazia.

 Petizioni e richieste di cambiamenti per rendere l'università un posto migliore vanno avanti ormai da tempo immemore, si chiedono un servizio mensa che è spesso assente in vari dipartimenti, un calendario umano che riesca ad organizzare per bene le lezioni, gli appelli d'esame e le proclamazioni di laurea. Un tempo necessario per poter diventare degli studenti capaci ed attenti e con spirito critico, studenti cui è stato dato il materiale necessario per essere individui istruiti con conoscenze teoriche che serviranno loro solo il giorno dell’esame.

Una possibile risposta a questa "querelle" sarebbe il tornare a ridare il giusto valore ed importanza alla figura dello studente e a chi orienta i propri sforzi intellettuali in questa direzione. Si tratta di una chiave di lettura capace di andare oltre la mera domanda che viene posta ai futuri universitari "E poi come troveri lavoro?". Un cambio di prospettiva capace di cambiare gli orizzonti comuni e le priorità del paese e della classe politica, attualmente essi stessi paiono infatti sottovalutare quanto delle nuove generazioni sufficientemente preparate in tali discipline potrebbero offrire al paese.

Noi crediamo sia possibile perchè non vogliamo essere costretti a togliere il disturbo, ma vogliamo poter studiare e formarci nel nostro paese senza dover rinunciare a nessuna possibilità legata al nostro futuro.

 

 

 

 

 

 

 

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Greta Joyce Fossati

Università degli Studi di Milano - In formazione. Studio Beni Culturali alla Statale. Ex backpacker adottata dall'Australia per un anno. Sono vegetariana e curo due bimbi bellissimi. Scrivo della mia realtà universitaria, di arte, drammaturgie partigiane e dialoghi tra antichi filosofi e bambini nei nostri mari odierni.

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