Ti trovi qui: / / MOTOWN: IL SOUND DELLA GIOVANE AMERICA

MOTOWN: IL SOUND DELLA GIOVANE AMERICA

Negli anni 40 e 50 Detroit era lucente di opportunità e di lavoro. Un futuro ricco di promesse, prima fra tutte quella di una dignità maggiore per i neri d’America. Qui, non nel caldo sud del Mississippi o nei mari verdi del Texas, i neri d’America trovarono una via d’uscita per una sensibilità nuova e sofferta, nuova e sconvolgente per la società, per la politica, per l’arte e quindi, sicuramente, per la musica. Qui la segregazione era presente ed era terribile, ma a differenza del Sud, qui non era incontrovertibile.

All’interno di questo scenario, Berry Gordy, un ex  pugile di Detroit, afroamericano con il pallino per gli affari,ha pensato bene di veicolare il suo fiuto e dare sfogo al suo desiderio di mettere in musica l’esperienza di un paese, dando voce alla prima grande integrazionerazziale a stelle e strisce. 

La musica della Motown è anche la prima musica nera pensata non più esclusivamente per i neri e per gli eccentrici. È musica per chi vuole ascoltare, anche oltreoceano, una cultura che negli anni ’60 aveva tracciato i propri contorni, che aveva riformulato il proprio essere riconoscendo con orgoglio e con forza le proprie radici africane, una musica ammaliante, che giunge all’anima in un modo strano e magnetico, che in Europa non si sa riprodurre.

Fu grazie alla sua etichetta discografica, la Motown Record Corporation, che la black music sfondò nelle case dei bianchi, piazzandosi spesso e volentieri ai vertici delle classifiche di vendita e creando un marchio di fabbrica - «il suono della giovane America», era lo slogan – che avrebbe segnato un'epoca, rivelando al mondo artisti di colore come Marvin GayeDiana RossSupremesStevie WonderTemptationsSmokey Robinson e soprattutto l'undicenne Michael Jackson, dapprima nelle vesti di cantante-mascotte dei Jackson 5, band che includeva i fratelli maggiori Jackie, Jermaine, Tito e Marlon, successivamente in quelle di solista. 

Era il 12 gennaio 1959 quando Gordy, che aveva firmato la hit «Lonely teardrops» incisa da Jackie Wilson and the Matadors, si mise in testa che, per far soldi, doveva avere il controllo sull'intero processo discografico: dall'ideazione alla pubblicazione del brano. Fu così che nacque la Tamla Records e, poco dopo, la label "sorella" Motown (dalla contrazione di «motor town», così come era chiamata Detroit, capitale dell'industria automobilista Usa), entrambe confluite nella Motown Record Corporation. Inconfondibile la ricetta usata da Gordy e dal suo braccio destro SmokeyRobinson: un misto di soul e r&b in salsa pop fatto di prepotenti linee di basso, onnipresenti sovraincisioni, botta-e-risposta funkeggianti e abbondante uso di percussioni e coretti.

Basti citare, a titolo d'esempio, quella «want you back» che costituisce il primo successo dei Jackson 5, datato 1969. Applicata a un modo di produzione a "catena di montaggio", questa formula sonora consentì alla Motown di piazzare oltre cento singoli nella Top 10 statunitense e 31 numero uno nel periodo compreso dal 1961 al 1972, anno in cui l'etichetta traslocò a Los Angeles, iniziando quel lento declino che la portò ad accasarsi nella famiglia Universal.


La  Motown non è stata solo una semplice casa discografica, ma un moto rivoluzionario in campo sociale e di integrazione razziale, una vera rivoluzione a colpi di colore  e di idee innovative che hanno costituito  un passo importante, anzi necessario per l’evoluzione musicale moderna. L’arte fruibile da tutti come mezzo per avvicinare le persone, tutte, ed unirle in un unico spirito.

Questa rivoluzione culturale iniziata poco più di 50 anni fa è stata celebrata nel 2009 per il suo cinquantesimo, da un triplo cd dal titolo “Motown 50 – Yesterdaytodayforever.

 

Veronica Perazzolo

Licenza Creative Commons
Condizioni d'uso e riproduzione

Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

Attentato a Manchester: colpita la città della musica

Un'altra lacrima amara per il mondo della musica

Conosci Edo?

Ecco l'app che ti spiega cosa stai mangiando