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MUSICA OGGI: COSA SI CELA DIETRO AI TALENT

Non è una novità che il mondo della musica stia cambiando radicalmente: la tecnologia ha creato nuovi canali come Youtubeper dare luce a musicisti in erba e il mondo dei Talent è uno di questi .

Non troppo tempo fa, quando si pensava ad un contesto musicale, si immaginavano palchi, voci graffianti e chitarre distorte che si facevano largo in locali fumosi.

Ricordo i primi anni in cui ho iniziato a frequentare scuole di musica: sentivo nell’aria questo desiderio fremente di crearsi un’identità musicale attraverso la collaborazione con altri musicisti per creare una band, che poi si finisse a suonare alla festa dell’oratorio credendosi Rockstar poco importava.  Ma c’era desiderio e sana competizione. 

Il sogno di diventare famosi implicava dedizione, fatica e studio oltre che un’ottima capacità relazionale.

Cos’è cambiato ora? 

Ricordo che qualche anno dopo, la filosofia dei talent iniziava già ad aleggiare e sempre più spesso mi sentivo ripetere: “ Ma perché non vai ad Amici? Perché non vai ad Xfactor?” o “Perché non canti al Karaoke?”.

La realtà del talent ha indorato la pillola del successo:  tutto sembra più facile, basta conoscere la gente giusta, avere gli agganci giusti et voilà, sei su un palco davanti a quattro giudici con una folla di fronte che ti acclama. Non importa se non hai mai avuto una band, non importa se non hai mai sostenuto una serata dal vivo, non importa se non hai mai scritto una canzone.

Quindi perché dover far fatica per creare una band e fare della sana gavetta suonando sul palco di qualche birreria quando si può avere tutto ciò?

Devi solo seguire una base e cantare un pezzo scritto da qualcun altro.

“I talent distruggono la musica, i talent creano il karaoke, creano dei prodotti televisivi ma distruggono la musica” recitava poco tempo fa Red Ronnie ospite su Rai1.

Che fine fanno i veri artisti?

I veri artisti non vengono minimamente presi in considerazione, ragion per cui tutto il nuovo cantautorato italiano, resta relegato alla musica indipendente, a suonare se va bene lungo una strada affollata come busker o in qualche locale che ancora appoggia la musica dal vivo.

Che il mercato discografico sia diventato un mercato di consumo a breve termine è cosa ormai appurata ma quanto veramente questo approccio fa bene all’essenza della musica?

Sarà davvero produttivo sfornare fenomeni destinati poi a perire, sostituiti dalla successiva meteora per poi finire nel dimenticatoio?

Il mondo dei talent mira a fenomeni stagionali, cantanti usa e getta privi di contenuti, vacuità allo stato puro, servendo al pubblico pillole di cianuro fatte di vuoto versato nel nulla.

Fortunatamente questo mercato posticcio sta iniziando a fare acqua e la realtà storica risponde da sé. 

Sicuramente nessuno fra vent’anni si ricorderà di quella meteora stagionale che cantava il motivetto orecchiabile, ma di sicuro tutti si ricorderanno ancora di Jimi Hendrix, dei Deep Purple e dei Led Zeppelin.  Perché loro insieme a molti altri hanno saputo dire qualcosa oltre ad aver scritto la storia della musica attraverso le loro note.

Veronica Perazzolo 

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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