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Noi, studenti fuori sede

Prima di analizzare gli aspetti più imbarazzanti, tragici e, a tratti, grotteschi della vita di uno studente fuori sede, è giusto soffermarsi un istante: Chi è esattamente lo SFS, ovvero lo studente fuori sede? Secondo l’Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori dell’Emilia Romagna la definizione di Studente Fuori Sede è la seguente: Studente che risiede in un Comune la cui distanza dalla sede del corso frequentato sia percorribile, con mezzi di trasporto pubblico, in un tempo superiore a novanta minuti. Formalmente corretto, certo! Ma praticamente totalmente inutile. Il vero SFS è colui che parte dalla sua terra natia per luoghi oscuri. Vuole approfondire gli studi, ha mille idee e progetti per il suo futuro, ha l’ambizione di distaccarsi dal nucleo familiare ed è pronto ad intraprendere nuove avventure!! Nella maggior parte dei casi lo ritroveremo, qualche mese più in là, davanti ad un birra a chiedersi ‘’chi me lo ha fatto fare? ’’. - COME RICONOSCERLO? Potremmo definirlo una tipologia evoluta di studente universitario: lo riconosciamo dalle magliette non stirate, aspetto a tratti deperito, soprattutto quando è passato del tempo dall’ultimo rientro dalla terra natia, attaccamento ossessivo compulsivo al suo smartphone, unico modo per tenersi in contatto con amici, famiglia, parenti, animali domestici e via dicendo. Lo SFS è un TRASFORMISTA. Le varianti di un vero SFS sono davvero tante, tutte racchiuse in una sola persona. Lo SFS, di norma, vive in simbiosi agli avvenimenti universitari. Lo vedete felice e gioioso dopo un esame superato con successo. Lo troverete vagare per l’università senza meta consapevole che invece quell’altro esame non lo passerà mai. Lo vedrete pronto per un nuovo anno che sta per cominciare e, pochi giorni dopo, al parco a prendere il sole perché pensa che le lezioni sono inutili. Sempre lui, qualche mese più tardi, affermerà il contrario pentendosi di non aver seguito quelle dannate lezioni e dopo una ricerca sfrenata di appunti e riassunti non uscirà da casa o dalla biblioteca fino al giorno dell’esame. Una sola certezza: LE OCCHIAIE, che siano da stress da studio o da eccessiva presenza a party universitari, loro sono sempre presenti! Lo SFS partecipa ad ogni evento Erasmus perché, alla fine che venga dal Sud o dal Nord, si sente sempre all’estero ed in costante ricerca di chi come lui sta vivendo questa avventura! - DOVE POTETE TROVARLO? Lo trovi in università e in particolar modo in biblioteca. Questo edificio diventa infatti per il nostro caro SFS il suo habitat naturale, la seconda casa (dopo il buco in cui vive). Conosce tutti, parla con tutti e ormai ha il suo posto riservato al secondo piano, primo tavolo sulla sinistra da cui gode di un’(ottima visuale, una vera postazione strategica). Ovviamente il vero SFS non ha mai preso in prestito un libro. La biblioteca la usa come seconda famiglia. Se non lo trovi qui le opzioni possono essere diverse, il parco d’estate è sempre un ottimo punto di partenza. Lo SFS non avendo una famiglia presente sul territorio cerca a suo modo di trasformare coinquilini, amici e ubriaconi raccattati il venerdì sera nella sua famiglia affidataria. Qualunque sia il posto dove ha deciso di cercare rifugio, il suo telefono sarà sempre raggiungibile per una sola ed esclusiva persona ‘’LA MAMMA’’. - IL RAPPORTO CON LA MAMMA Che lo SFS voglia o no, sua madre sarà sempre una costante. Quella madre che dopo anni di assenza ancora non accetta il fatto che la sua creatura abbia deciso di intraprendere questa strada: ‘’ma chi te lo ha fatto fare a mammà, potevi stare qui e fare l’università vicino a mamma tua!!’’. La stessa mamma che prepara il cibo, o meglio conosciuto come il pacco, contenente scorte da sfamare un esercito, ma per lei sarai sempre ‘’sciupato e deperito’’. Sempre lei, che dopo due chiamate senza risposta, pensa già a quel killer che in pieno giorno vi ha ucciso fatto a pezzi e gettato in un fiume. A quelle madri io voglio dire solo: “Mamma, avevo il telefono silenzioso!”. - DI COSA SI CIBA? Il vero SFS, come detto, si fa spedire il pacco da casa o parte con una scorta di cibo che va dalla lasagna della mamma alle polpette della nonna, veri e propri salvavita da frigo vuoto. Il problema sorge quando tali scorte cominciano a diminuire e il nostro caro studente deve trovare altro di cui sopravvivere. Essendo poco pratico ai fornelli, di solito decide di affidarsi all’unico cibo che può salvarlo: IL CIBO IN SCATOLA. Direi che il cibo in scatola merita un posto d’onore nella vita universitaria di un fuorisede, al punto da meritare un ringraziamento speciale alla fine della tesi! ‘’ Vorrei ringraziare la mia famiglia, i miei parenti i miei cani, gatti, elefanti e criceti […] e infine un grande grazie al kebbaro Alì e a Gennaro, l’uomo delle pizze, e ai pescatori che, con il loro lavoro, mi hanno dato la possibilità di sopravvivere grazie al tonno in scatola!’’ FRASI TIPICHE:
  • Devo studiare!” Non credete MAI a questa frase! È solo una scusa. Lo SFS che deve studiare è in condizioni così pessime che non sarebbe in grado neanche di sostenere una conversazione con voi in quel momento. Diciamo che rientra in una sorta di autoconvincimento a fare ciò che non sta facendo, un modo per ovviare ai sensi di colpa che la sera dopo affogherà nell’alcool o nella Nutella.
  • Mi devo laureare”. Questa è la migliore! Il vero SFS la impara dal primo giorno fuori da casa e la usa inesorabilmente anche dopo aver superato il terzo anno
  • “Stasera usciamo?” Non è una domanda. Il più delle volte è una richiesta d’aiuto.
  • “Ho bisogno di caffeina” . Anche il caffè dovrebbe ricevere un ringraziamento speciale a fine tesi!
Adesso la smetto di scrivere perché mi devo laureare e, quindi, devo studiare. Una Studentessa Fuorisede Giorgia Grechi
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