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Olanda: dal 2025 bando alle auto diesel e benzina. Prologo ad un futuro green o scommessa a perdere?

Forse siamo all'alba di una svolta epocale in tema di mobilità sostenibile: è di tre giorni fa infatti la notizia che l'Olanda ha avviato il cammino legislativo verso il bando totale delle automobili alimentate a gas e diesel entro il 2025.

Il progetto normativo ha ricevuto un primo via libera dal Parlamento, che ha approvato la proposta ad ampia maggioranza.

La diffusione delle auto elettriche potrebbe quindi realizzarsi in un futuro ben più prossimo di quanto fino ad oggi abbiamo creduto. Negli ultimi anni l'interesse commerciale e sociale nei confronti del binomio automobili ed elettricità è cresciuto costantemente, e questa prima legge in tema è la testimonianza di quanto la consapevolezza della necessità di una revisione dei nostri modelli di mobilità sia possibile e soprattutto necessaria.

Tradizionalmente i principali problemi legati ai mezzi alimentati tramite elettricità sono stati la scarsa resa delle batterie e gli alti costi di produzione, che, assieme alla totale assenza di una rete infrastrutturale dedicata alla ricarica dei mezzi, hanno finora reso questa tecnologia tanto affascinante quanto improponibile per la vendita su larga scala. Sembra però che queste difficoltà siano sul punto di essere risolte: in questi giorni, il lancio da parte di Tesla di Model 3, che coi suoi 35.000$ di prezzo di vendita può essere considerata l'auto low cost dell'azienda americana, ha riscosso un successo a dir poco notevole, anche grazie all'autonomia stimata di ben 350 km e solo nella prima settimana dall'annuncio della futura messa in commercio del nuovo modello sono stati registrati ben 325.000 pre-ordini. E se Tesla è al momento indubbio leader nel settore, molte altre case automobilistiche come BMW, Nissan-Renault, Toyota stanno lavorando alacremente alla ricerca e sviluppo di mezzi elettrici ed ibridi sempre più efficienti ed economici.

Così, mentre nel nostro paese si discute di petrolio e trivelle in vista dell'ormai prossimo referendum, il governo olandese non perde occasione di dimostrarsi uno dei più attenti alle tematiche ambientali con il lancio di questo progetto tanto ambizioso quanto presumibilmente utopico. Come commentato infatti dal ministro dello sviluppo economico Kamp a margine della prima approvazione della legge, questo è “un piano folle da realizzare, perché tra 10 anni al massimo si potrebbe ipotizzare che la quota di mercato delle elettriche cresca fino al 15%”.

Eppure, il metro attraverso cui valutare un provvedimento così futuristico non sta tanto nelle considerazioni sulla sua concreta fattibilità, quanto più sugli effetti positivi che una tale legge potrebbe avere a cascata sulla ricerca in tema di mobilità sostenibile e sulla vendita di automobili elettriche in luogo delle inquinanti sorelle a benzina e diesel. Immaginando poi che normative di tal fatta venissero promulgate altrove, magari in stati di maggior peso in termini di popolazione rispetto all'Olanda, questo potrebbe spingere molte grandi case automobilistiche a dover rivedere in profondità i propri paradigmi produttivi e a spingere fortemente sulla ricerca e sulla produzione di modelli elettrici ben prima di quanto da loro progettato.

Un'attività di ricerca e produzione che avrebbe, oltre a ricadute ambientali virtuose, anche effetti occupazionali non trascurabili. È difficile ipotizzare di quale segno sarebbero gli effetti occupazionali di una virata “green” del settore automobilistico globale. Quello che è certo è che tale conversione non potrà che avvenire entro orizzonti temporali di medio-lungo periodo: se paesi piccoli e ricchi come l'Olanda e i suoi vicini nord europei potrebbero svoltare già in tempi brevi, paesi più consistentemente abitati avranno bisogno di tempistiche più dilatate, per non parlare delle nazioni in via di sviluppo. È ipotizzabile che le ricadute occupazionali negative legate ad un cambiamento graduale non sarebbero così pesanti e sarebbero presumibilmente compensate dalla moltiplicazione di opportunità di impiego nel settore della mobilità sostenibile.

E in Italia? Nel Bel Paese, che in ambito green economy è tra gli stati più all'avanguardia in Europa con più del 6% del PIL prodotto dall'economia verde e due milioni di impiegati nel settore green in senso lato, investire nella mobilità sostenibile potrebbe rivelarsi un grande volano per il rilancio dell'economia nazionale.

Per non perdere questo treno serve uno sforzo d'insieme su diverse direttrici, a partire da una legislazione favorevole all'espansione del settore, con sgravi fiscali statali sia per la cittadinanza nel suo complesso sia mirati agli investitori, in modo che ai primi vengano riconosciuti agevolazioni nell'acquisto di auto elettriche mentre i secondi vengano invogliati a destinare i loro capitali allo sviluppo di questo mercato.

È inoltre fondamentale che maggiori fondi statali vengano destinati a programmi di ricerca universitaria in questo ambito, di modo che i nostri atenei possano sviluppare sistemi di accumulazione energetica sempre più efficienti e procedere nei loro studi su materiali ed aerodinamica, aspetti fondamentali per massimizzare la resa di questi sistemi di propulsione. Accanto a questo auspicabile intervento statale, è necessario che le aziende siano propositive e ambiziose, investendo nel settore. Il ruolo di capofila in questo senso dovrebbe essere rivestito dalla Fiat, che, dopo aver bruciato negli ultimi decenni decine di migliaia di posti di lavoro nella nostra penisola, potrebbe scegliere il settore auto elettrica, sul quale al momento è piuttosto attardata rispetto ai concorrenti internazionali, per rilanciare alcuni suoi stabilimenti italiani e tornare a contribuire alla crescita economica ed occupazionale del paese.

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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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