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Quando dalle delusioni nascono grandi rivincite: la genesi dell’Erasmus

Si chiama Sofia Corradi, ha 82 anni, e merita molta più riconoscenza da parte di tutti noi studenti universitari di quella che ha finora avuto. Alcuni magari la conoscono già, a molti però il suo nome suona nuovo

Chi è Sofia Corradi? Usando solo poche parole si potrebbe dire che sia l’inventrice dell’odierno Erasmus.

È stata infatti soprannominata, da milioni di ragazzi e professori di mezza Europa, “mamma Erasmus” perché nel lontano 1969 ha inventato il programma di mobilità tra atenei universitari che porta il nome del famoso umanista e teologo olandese che viaggiò per anni nel vecchio continente per conoscere e comprendere le diverse culture che lo popolavano. Ed è questa donna - docente di Educazione Permanente all’Università Roma Tre fino al 2004 - che dobbiamo ringraziare se oggi abbiamo l’opportunità di fare così tante esperienze all’estero durante gli anni universitari.

Tutto ebbe inizio quando la Corradi, che all’epoca era una giovane neolaureata in giurisprudenza, fu cacciata in malo modo da un direttore di segreteria perché accusata di voler andare in vacanza in America, con la scusa di studiare oltreoceano. In realtà lei vinse una borsa di studio subito dopo la laurea per passare un anno alla Columbia University di New York, conseguendo un Master in diritto comparato. Tornata alla segreteria dell’ateneo romano per farsi convalidare gli esami andò incontro alla derisione di tutti. “Un’arrabbiatura e un’umiliazione: ecco la genesi dell’Erasmus” – racconta al quotidiano La Stampa – “Ho promesso a me stessa che nessun altro studente avrebbe dovuto subire un’offesa come quella che avevo patito io”.

Da quel momento, Sofia Corradi iniziò a lavorare presso l’Onu, svolgendo attività di ricerca sul diritto allo studio. Ricordiamo che era il 1969, gli anni della contestazione, gli anni in cui si chiedevano trasformazioni radicali, si volevano miglioramenti, gli anni in cui le università erano in subbuglio, tutte alla ricerca di una nuova identità. E i cambiamenti non tardarono ad arrivare. “A Ginevra, all’incontro dei pari ruolo europei, Alessandro Faedo, rettore dell’Università di Pisa, si presenta con un appunto che riportava questo testo: «Lo studente, anche se non appartenente a famiglia residente all’estero, può chiedere di svolgere parte del suo piano di studio presso università straniere, presentandolo all’approvazione del Consiglio di Facoltà in preventivo. Il Consiglio di Facoltà potrà dichiarare l’equivalenza, che diventerà effettiva dopo che lo studente avrà prodotto la documentazione degli studi compiuti all’estero». Era il nocciolo dell’Erasmus” – spiega Sofia- “Un promemoria redatto con la mia macchina Lettera 22 e che conteneva i punti salienti del progetto”. Nonostante questo piccolo passo avanti non è stato facile far capire l’importanza di quell'intuizione. “Quando ne parlavo in tanti mi chiedevano a cosa serviva mandare gli studenti in Germania a inseguire le ragazze bionde. Io spiegavo che nel nostro Paese potevano inseguire le brune ma non era quello il problema. Se uno non aveva voglia di studiare non avrebbe dato esami comunque. L’importante era che in ogni caso gli esami passati all’estero fossero ritenuti validi in Italia.

La svolta decisiva si ebbe solo qualche anno più tardi, quando il  ministro Mario Ferrari Aggradi mise nero su bianco l’idea della Corradi in un disegno di legge approvato tempo dopo. Contemporaneamente si avviarono incontri bilaterali con Francia e Germania per creare i primi scambi. “I giornali  parlarono di quel progetto e l’opinione pubblica cominciò a conoscerlo. Ma eravamo davvero agli inizi – afferma Sofia – Bisognava spronare la politica e contestualmente preparare le tabelle di equivalenza dei singoli esami tra vari atenei. Ho fatto anni di battaglie e rotto le scatole a tantissima gente”.
Un percorso tutto in salita, fatto di umiliazioni e sofferenze, ma anche di determinazione e voglia di vincere. Un sogno diventato realtà nel 1976, quando gli esami sostenuti da studenti italiani in Francia vennero convalidati in Italia. Un decennio dopo, nel 1987, l’Erasmus diviene una realtà a tutti gli effetti.

Oggi Sofia Corradi ricorda quest’esperienza con il sorriso sulle labbra, e la racconta a tutti i giovani che incontra sul suo camino. Racconta loro come studiare all’estero le abbia cambiato la vita e suggerisce di cogliere sempre al volo un’opportunità, anche se questa va contro l’idea comunemente condivisa. Mamma Erasmus è diventata per molti un esempio da seguire, una persona da ammirare, che sarà premiata anche  dal re di Spagna Filippo IV e dal presidente del Parlamento dell’Unione Europea Martin Schulz con il prestigioso premio “Carlo V”. Il coronamento di una vita fatta di sconfitte ma anche di molte rivincite.

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Miriam Tagini

Università Cattolica. Studente di Linguaggi dei Media. Ritardataria e sognatrice di professione. Determinazione è la mia parole d'ordine. Sono convinta che ognuno di noi, anche se nel proprio piccolo, ha le potenzialità di stravolgere la propria vita e cambiare il mondo. Mi piace essere circondata di parole, con le quali cerco di raccontare la realtà che vivo quotidianamente. Cosa voglio fare da grande? La giornalista, ovvio.

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