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Quando la traduzione uccide un film

La comodità di vedere un film doppiato nella propria lingua è impagabile: ci permette di distrarci o fare altro, senza leggere sottotitoli scritti in piccolo. Questo lavoro sul film porta però a problemi non solo nella resa delle battute, ma a tutto ciò che è legato al sonoro.

Vi sarà di certo capitato di vedere pellicole le cui battute tradotte non coincidono perfettamente con il movimento della bocca dell’attore. Se fate caso a queste disattenzioni, noterete anche che non sempre i rumori della situazione filmata non sempre sono realistici. Infatti, nel doppiaggio – soprattutto se fatto all’economica o per la grande distribuzione – è spesso compresa anche la traccia dei suoni di sottofondo. Guardando l’originale, noterete che i suoni udibili sono più di quelli delle sole parole, come una macchina in lontananza o un cane che abbaia. Si tratta di un’usanza tipicamente Italiana, mentre negli altri stati si preferisce lasciare tutto come originale, lingua compresa.

Lo stesso vale per i titoli delle pellicole, la cui traduzione provoca disastri come nel caso di “Se mi lasci ti cancello”, con Jim Carrey e Kate Winslet, del 2005. Dal titolo si può pensare sia una commedia romantica di scarsa qualità, quando invece, in inglese, si chiama “Eternal sunshine of the spottless mind”, verso tratto dall’opera “Eloisa de Abelard” del poeta inglese Alexander Pope composta nel 1717. Le critiche ricevute per il cambio di titolo nella versione italiana furono molto aspre, contando che era traducibile con “L’eterno splendore di una mente immacolata”.

In sintesi, meglio non giudicare il film dal titolo – così come un libro dalla copertina – e , se possibile, guardarli in lingua originale, per  gustarsi appieno il lavoro del regista.

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Isabella Gavazzi

Università degli Studi di Milano - Arriva dalla verde Valtellina, da tre anni fuori sede nella grande Milano. Al primo anno di Scienze della Musica e dello Spettacolo, è appassionata a tutto ciò che questo campo comprende. Suonatrice di sax a tempo perso, sogna di avere giornate di 48 ore, in modo da fare tutto quello che le piace. Scrivere, andare a teatro, ascoltare musica: ecco cosa vuole fare da grande.

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