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"Quel ramo del lago di Como" nasconde un piccolo paradiso

Il ramo del lago di Como che più preferisco è certamente quello che vede a capo la città di Como. Lungo questo versante, la costa si è arricchita di ville e giardini che meritano una visita, almeno una volta nella vita.
Tra queste, ho scoperto la Villa del Balbianello: una dimora risalente al XVIII secolo presso il comune di Lenno. Ovviamente non sono l’unica a essere rimasta colpita dalla sua bellezza, tanto che scene di film di un certo calibro, come Casinò Royale e Star Wars: episodio II, sono state girate tra i suoi giardini.

Il complesso è composto da diverse strutture che si disperdono lungo il giardino, ma le due principali sono rappresentate dalla Loggia e dalla zona abitativa che si collega all’antica chiesetta preesistente.
La costruzione della Loggia risale al 1793, quando il cardinal Durini acquista la punta di Lavedo come luogo di tranquillità dedicato alle sue passioni: la scrittura e la musica. La zona ospitava precedentemente un monastero francescano poi riadattato secondo le esigenze del cardinale. A lui dobbiamo quindi le due sale unite dal loggiato che gode di uno splendido panorama aperto su entrambi i lati: da una parte il Golfo di Venere e la Tramezzina, dall’altra il Golfo di Diana.
Il cardinale può però godersi per poco questo suo rifugio e, nel 1797, alla sua morte, la dimora passa al nipote che la cederà nel 1820 all’amico Giuseppe Arconati Visconti. Di quest’importante casata troviamo ancora traccia lungo le colonne della Loggia. Infatti, tutt’intorno alla struttura vi è una pianta rampicante potata appositamente per ricordare il biscione: lo stemma visconteo.
Con il tempo, il casato si estingue pian piano e la villa rimane inabitata fino al 1919, quando il generale americano Butler Ames se ne innamora e l’acquista. Tanto amore lo porta a dichiarare nel proprio testamento l’invendibilità della dimora per i vent’anni successivi alla sua morte, con la speranza che figli e nipoti rimangano affascinati quanto lui. Purtroppo, il resto della famiglia cede la villa nel 1974, allo scadere dei vent’anni, all’esploratore Guido Monzino.
Monzino, venduta l’azienda di famiglia, dedica la propria vita ai viaggi e, per questo, ritroviamo molte collezioni provenienti da tutto il mondo all’interno della dimora del Balbianello.
Questa si sviluppa su più piani. Quello superiore si trova appena fuori la Loggia Durini ed è costituito dall’ufficio della segretaria dell’ereditiere, il suo ufficio personale e da un salottino che raccoglie reperti antichi di diverse popolazioni. Da questa sala, si sviluppa verso l’alto una scala in legno simile a quelle che si trovano sulle navi che conduce alla mansarda anch’essa strutturata come la coperta delle imbarcazioni. Qui si può ammirare la slitta che Guido utilizzò durante la sua spedizione al Polo Nord (1971), foto e souvenir in onore della spedizione sull’Everest (1973), le divise onorarie e i riconoscimenti per le sue imprese.
Scendendo, si ritrovano, invece, le camere, sia del padrone che, più sotto, quelle degli ospiti, il salotto per le feste e l’accoglienza degli ospiti, la sala da pranzo e da colazione e, sul piano più vicino al livello del lago, l’appartamento riservato alla madre. È qui che sono appesi i dipinti su vetro - con cui l’intera villa è abbellita – più preziosi.
Ogni stanza è decorata da mobili di fattura inglese o francese settecenteschi e ottocenteschi, arazzi, orologi d’epoca e pezzi da collezione. L’opera di Monzino è studiata nel minimo dettaglio: ogni quadro della dimora, compresi quelli della Loggia, è incorniciato secondo il medesimo stile, i libri sono rivestiti in cuoio in modo tale da non presentare eccessive variazioni di colore tra loro, l’olmo del giardino privato è potato a ombrello per evitare che questo impedisca la vista lago dallo studio. Forse l’ereditiere era un eccessivo perfezionista, ma la sua minuziosità ha donato un aspetto magnifico a villa Balbianello.
Nonostante Guido Monzino l’abbia utilizzata molto poco nei quattordici anni in cui ne fu in possesso, la sua cura e il suo mantenimento hanno rappresentato per lui un aspetto fondamentale, tanto che alla sua morte, nel 1988, la lascia in eredità al FAI indicando anche le istruzioni per villa e giardino. Il patrimonio lasciato all’associazione è tutt’ora utilizzato per i lavori che riguardano il complesso e ogni stanza è ancora arredata secondo sua volontà.


Anche il giardino ha molto da offrire. È un classico giardino all’italiana, piuttosto semplice e senza eccessivi dettagli di colore. Le vere attrazioni sono gli alberi e la loro particolare potatura: dall’edera a biscione che si insinua lungo tutto il loggiato agli olmi potati a ombrello fino ai platani potati a candelabro.
Nonostante l’entrata al giardino della villa sia dalla parte opposta, il percorso originale prevede un'ideale ascensione dalla zona dell’imbarcadero che termina alla Loggia.

Pensateci per un weekend al lago, ne vale la pena.

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