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Ricerca: il mondo accademico dice no ai compromessi

Da qualche giorno a questa parte un notevole polverone si è alzato intorno alla figura del nuovo presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio, a causa delle dichiarazioni rilasciate in data 8 aprile durante un suo intervento in occasione dell’incontro “Il futuro della ricerca. Cnr e Università insieme per l’innovazione”, svoltosi presso l’Università di Catania.

La vicenda, ormai nota, è la seguente: il presidente Inguscio, parlando dell'IIT e del progetto Human Technopole, lanciato in pompa magna dal governo Renzi e che occuperà gli spazi di Expo2015, si è lasciato andare ad alcune considerazioni piuttosto ambigue, soprattutto in virtù della carica da lui ricoperta. Tra le frasi più criticate del suo intervento, vorremmo menzionare il suo parere in merito all'IIT, rispetto al quale Inguscio ha dichiarato:

il CNR sta facendo, banalmente, una convenzione forte con l'Istituto Italiano di Tecnologia. Perché esiste, è una realtà che esiste, che usa i soldi. Li usa come noi vorremmo usarli anche noi. Cioè, uno non è che dice “Vade retro Satana”, ma uno dice “eh no è giusto così, vediamo se li possiamo usare anche noi così”, continuando poi con altre frasi discutibili quali “Nel piano che noi stiamo partorendo per il CNR ci sono esattamente i progetti del CNR intersecati coll'università […]. E dopo di che, tranquillamente, uno chiacchiera con l'IIT – cioè uno non dice “io a te non ti... eccetera” e cerca di capire cosa fare”.

Da questa premessa, il presidente traeva poi le seguenti conseguenze: “faremo sinergia. Cioè, il nostro dovere è di fare andare avanti l'Italia. Quindi di fare sinergie, mettere insieme le forze […] senza pensare a principi etici” mettendo in chiosa al proprio pensiero una frase minacciosa e ad effetto come “E guai a chi parla dell'etica superiore di tutti perché questo era Robespierre.”.

A fronte delle sue prese di posizioni, in data 18 aprile il portale dell'Associazione Libertà e Giustizia ha pubblicato una lettera contenente la richiesta di dimissioni da parte di Inguscio dalla carica da lui coperta nel CNR, raccogliendo le sottoscrizioni di numerosi ed importanti professori italiani.

Per capire la gravità delle dichiarazioni di Inguscio, contrarie allo spirito che dovrebbe animare la ricerca scientifica in quanto aprirebbe a spazi di compromesso con istituzioni e poteri che potrebbero influenzare la bontà ed imparzialità della ricerca stessa, è necessario fare un passo indietro e chiarire di cosa si parla quando si discorre di Human Technopole e, soprattutto, di IIT.

L'Instituto Italiano di Tecnologia è stato fondato nel 2003 mediante la legge n.326, con la quale gli allora ministri di Istruzione ed Economia Moratti e Tremonti stanziavano a beneficio del neonato ente 100 milioni per i seguenti 10 anni.

L'istituto è configurato come una fondazione di diritto privato e negli anni è stato oggetto di alcune interrogazioni parlamentari, di cui si ricorda quella risalente al 2009, promossa dai deputati Tocci e Bachelet. Tale interrogazione si soffermava su diversi punti critici, ed in particolare chiedeva al governo di rendere pubblici i rapporti governativi in seno all'ente, di promuovere un nuovo round di valutazione dell'IIT, di risolvere le posizioni di conflitto di interesse ad esso legate e di valutare, a fronte di quote di stanziamenti destinati all'IIT rimaste inutilizzate negli anni precedente, l'opportunità di stornare le quote di finanziamenti ad esso destinate per intestarle alla ricerca universitaria.

Nonostante dunque diverse problematiche, il governo Renzi ha recentemente messo l'Istituto al centro del già menzionato progetto Human Technopole, che sarà finanziato con 1 miliardo e mezzo di euro nei prossimi 10 anni. Questa scelta è stata oggetto negli scorsi mesi di notevoli critiche. Ciò che gli accademici non hanno apprezzato non è stato tanto il progetto HT in sé, accolto da pareri tendenzialmente positivi, quanto piuttosto il fatto che il notevole stanziamento di risorse pubbliche in questione fosse destinato ad un unico ente, per giunta privato.

Come suggerito da un appello pubblicato dal sito Phenomenologylab in data 26 marzo e firmato da vari esponenti di punta del mondo accademico, questa modalità di gestione espone il progetto a logiche politiche spartitorie e a metodi di cooptazione arbitraria e poco trasparenti, che costituirebbero un grave vulnus alla possibilità di fare di Human Technopole un grande progetto di ricerca efficace, imparziale e fondato sul merito. Non sono infatti chiari i metodi attraverso cui il governo procederà a valutare i progetti e i risultati conseguiti dall'IIT, che come suggerito di recente anche da Il Fatto Quotidiano, non ha brillato nei passati anni per trasparenza nella gestione dei propri fondi, e che non spicca, come riportato dal sito Roars, nemmeno per efficienza. Ciò che il mondo accademico chiede è che il progetto venga allargato ad altri enti, e che lo stanziamento di fondi pubblici previsto a sostegno del progetto Human Technopole venga distribuito in modo equo ed imparziale sulla base di criteri oggettivi legati alla qualità dei progetti di ricerca presentati, evitando di intestarli ad un unico referente scelto in modo arbitrario per via governativa e permettendo così il concretarsi di quei dialogo e confronto tra idee che rappresentano il sale della ricerca scientifica.

In un quadro così determinato, in cui, a fronte di stanziamenti da capogiro, sono in gioco il futuro  e la credibilità della ricerca universitaria e privata in Italia, asset fondamentale affinché il nostro paese possa ambire ad un rilancio futuro, le dichiarazioni del Presidente Inguscio sono gravi in quanto lasciano spazio potenziale a pratiche contrarie allo spirito di trasparenza nella gestione dei fondi e della ricerca invocato dall'intera comunità accademica.

Questo il motivo della richiesta di dimissioni rivolta ad Inguscio. Human Technopole e gli stanziamenti di cui si discute potrebbero essere un elemento chiave nel promuovere un’autentica ascesa del nostro Paese a standard pari alle altre nazioni libere ed avanzate, nonché degni del glorioso passato scientifico e culturale di cui siamo usi farci vanto

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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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