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Se muore una celebrità

Il mondo dei social ci ha abituato a vivere ogni parte della nostra vita in diretta, rimanendo online in qualsiasi momento. Pubblichiamo quotidianamente quello che mangiamo, dove ci troviamo e con chi, che tempo fa fuori, come ci sentiamo dentro, quello che desideriamo e quello che proprio non sopportiamo. Il web ormai è parte integrante dei momenti più belli e più brutti della nostra vita, ma non solo. Ultimamente infatti, sui social, anche la morte trova il suo spazio. Quando muore uno famoso, infatti (Zerocalcare cit)  si scatena immediatamente una gara a colpi di citazioni del compianto defunto, o tramite canzoni o frasi celebri, in base al tipo di artista trapassato. Capibile e passabile il rammarico generale per la perdita di qualcuno che, se è famoso, qualcosa di unico e speciale presumibilmente ha fatto; è chiaro che ognuno di noi è affezionato a degli artisti in particolare, con i quali ha è creato un rapporto immaginario fatto di battute imparate a memoria, canzoni cantate a squarciagola, o rif di chitarra ripetuti fino alla nausea. Ma questo giustifica l’ondata di malessere e strazio a cui assistiamo ogni volta che c’è una perdita nota? Giustifica le continue polemiche tra chi ne fa una questione personale, e chi, con immancabile cinismo invece critica i numerosi epitaffi indignandosi di come “una qualsiasi minoranza a scelta” venga massacrata quotidianamente sotto gli sguardi poco interessati di tutti? Esiste un legame tra le due cose? Ci si può indignare per i genocidi in Ruanda ed essere dispiaciuti per la morte di Robin  Williams? Cos’è che veramente ci sorprende? L’inesorabilità della morte? Il fatto che colpisce tutti a prescindere da quanto si è belli e famosi?  O è più che altro una specie di curiosità maniacale che ci spinge a interessarci alle disgrazie altrui celebrandole in una sorta del culto del macabro? Esiste un limite? A quanto pare no. L’ultimo caso è stata la morte di Mango (noto anche una certa difficoltà ad usare la parola morto. È molto più facile trovare espressioni tipo: ci ha lasciato, non c’è più, se n’è andato. Chissà perché). E con la morte del cantante lucano il limite è stato di gran lunga superato. L’artista infatti, ha avuto la fortusfiga di morire durante un concerto, con centinaia di telefonini che lo riprendevano mentre intonava il suo pezzo più bello. Ora, qual è la differenza tra il dover d’informazione e la caduta di stile nel cattivo gusto e nel pettegolezzo? Perché guardare e condividere il filmato di un uomo che si accascia e muore? Per rendere spettacolare anche la morte? Per giocare sull’emotività umana? Che giornalismo è quello che si nutre di morbose e macabre curiosità e che fa dell’informazione un reality dell’orrore? Come scandalizzarsi del singolo quando è la stampa per prima a non conoscere limiti? E come comportarsi se invece la perdita famosa ci tocca nell’intimo, se siamo rammaricati perché quell’artista ha effettivamente accompagnato parte della nostra vita, o perché ci ricorda momenti trascorsi in serenità? Meglio non fare niente. Se non si è capaci di esprimere una forma di lutto alternativo senza essere considerato cinico o buonista è meglio non esprimersi affatto. Non perdere tempo a trovare qualche frase ad effetto perché tanto l’idea è che è stato già detto tutto e ogni commento sarebbe solo una goccia in un mare di banalità prive di significato. Personalmente non ho visto il video di Mango e quando muore uno famoso, poco mi importa. Anche se artisticamente apprezzo il personaggio, non sento un senso di vuoto e non ne soffro la mancanza. Mi manca molto di più mia nonna ad esempio, ma non le ho mai dedicato un ricordo su internet. Significa forse che la amo meno? Mi dispiacerà molto quando morirà il mio cane invece, che non ha mai fatto niente di speciale, ma che è parte di me, della mia vita vera che vivo tutti i giorni. Mi mancheranno i giochi, le passeggiate, le coccole di prima mattina. Ma di questo, presumibilmente, non importerà a nessuno.
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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