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Sebastian Bieniek. Painted Facies

 

 

 

Un artista fuori dagli schemi, un non-artista, l'Artista. Non ci sono effettive definizioni per questo particolare personaggio, definito dalla critica uno dei più influenti artisti berlinesi della nostra contemporaneità. Ci stiamo riferendo a Sebastian Bieniek, classe 1975, artista, fotografo, regista, scrittore e drammaturgo, nato in Polonia ma trasferitosi in Germania dall'età di quattordici anni. Si forma con l'eclettica Marina Abramovich e, tra la Germania e svariate accademie europee nelle quali studia attrraverso borse di studio, matura la sua così particolare forma d'arte, la quale lo ha consacrato e lanciato sulla scala internazionale.

 


Egli può essere definito pittore, ma non nel senso più canonico del termine. Le sue tele sono volti, luoghi e oggetti. Artista, soggetto, atelier, tela si fondo in un'unica entità che racchiude in sé tutte queste componenti, ora inscindibili. La sua più famosa opera, la cosiddetta “Painted facies”, presenta una lunga serie di fotografie di personaggi comuni ritratti mentre compiono gesti per nulla straordinari, ma i quali mostrano una duplicità, o un'illusione della stessa, resa da Bieniek mediante una matita per occhi e del semplice rossetto.

 

 


Egli infatti, disegna fisicamente l' “altro” sul nostro viso, svela la nostra duplice natura e la immortala delle sue affascinanti fotografie. Un volto si trasforma in due, tre, infiniti volti, un'espressione neutra cela rabbia e gioia, sgomento e sollievo. Tutto ciò perchè l'artista sente il bisogno di mostrare, in maniera quasi infantile a prima vista, ciò che spesso ignoriamo o vogliamo ignorare: la profondità e l'interiorità dell'altro, nascosta o celata anche nei gesti più insignificanti; la bellezza e l'angoscia che lasciano le cose sospese. Ed è interessante, inoltre, come egli riesca a rendere ciò: tratti che rivelano accenni di cubismo e astrattismo. I volti che Bieniek crea sono volti fantasma immersi in un'atmosfera reale ma nel contempo onirica,fiabesca, a volte addirittura distopica.

Ogni foto rivela una storia, ed è completamente differente dalla precedente, un po' come ognuno di noi: ci assomigliamo tutti, ma raccontiamo sempre e in ogni momento storie misteriose e diverse.

 

 

 

 

 

 

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