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Sindrome depressiva da Social Network

Il social network è uno strumento prezioso per chi volesse informarsi, scambiare opinioni, iniziare dibattiti od organizzare eventi.  Ma manifestare la propria individualità e rendere note le proprie “gioie”, e le proprie e sfighe, restano di gran lunga le attività più frequenti per tutti coloro che vivono la vita da Social. Questo mondo virtuale non è nient’altro che una trasposizione semplificata del mondo reale.  Nel social noi siamo l’immagine che diamo; nella vita reale… anche. Prima di uscire di casa ci sistemiamo minuziosamente, prima di postare una foto mettiamo in atto una lunga selezione.  Mondi apparentemente simili, ma che vanno scrupolosamente separati. Marracash, nel suo ultimo album, ha affrontato questo tema alla traccia numero 14. Il brano si intitola “Sindrome depressiva da Social Network” e riassume molto ironicamente le manie del dipendente da Social.  Durante l’ascolto è quasi impossibile non riscontrare somiglianze con persone di vostra conoscenza poiché le discrezioni attuate dal rapper di Barona sono molto fedeli alla realtà (purtroppo).   Se invece doveste notare similitudini con voi stessi è il momento di iniziare a preoccuparsi. Questo pezzo è raccontato dal punto di vista del cantante, che non riesce a rapportarsi con una sua ipotetica fidanzata perché vittima di questa “malattia”. Al termine della canzone, dopo una serie di oneste riflessioni, il protagonista “molla la missione” (metafora con cui indica la fine della relazione) augurandosi che aprano cliniche per curare questa sciagurata sindrome. La canzone è molto più seria di quanto non lo possa sembrare a primo impatto. L’ossessione di cui parla Marracash provoca nelle persone un senso di alienazione che le induce ad abbandonare completamente le relazioni più genuine. Troppo difficile mettersi in gioco in prima persona, troppo complicato costruirsi una reputazione nel mondo reale. Il social Network serve a questo. Il fidanzato ti ha lasciata?  Metti un bello status su Facebook e ogni “Mi Piace” equivarrà ad un abbraccio (come no!!), ma sarà solo un cerotto temporale perché la cura per i propri malumori non la si può trovare nei rapporti effimeri che ti offre la rete. Stai assistendo ad un tramonto mozzafiato?  Non vale la pena di goderselo fino in fondo perché bisogna scattare foto, postare e commentare. Questa è la tragedia del nuovo secolo, ma non punto il dito contro nessuno perché in un modo o nell’altro ci siamo tutti dentro.
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Samuele Casadei

Università degli Studi di Milano. Studente di Scienze Politiche. Dietro il tipico tamarro di periferia si cela un sentimentalone amante della poesia e della natura. Ritiene la musica l’arte più incantevole di tutte e si diletta nell’ascolto dei gruppi Indie più disparati. Sa di non sapere, quindi sa.

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