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Somewhere over the rainbow: racconti di Erasmus

La rubrica sugli Erasmus degli studenti Unimi continua con Stefano Morelli, studente di Mediazione Linguistica e Culturale e grande amante del francese, lingua che l'ha indirizzato verso un'attraente meta europea: Strasburgo.

Ma iniziamo dal principio. Su come funzioni il meccanismo per andare in Erasmus, Stefano ha risposto: “Tutto inizia con una selezione delle mete in cui preferisci andare. Il colloquio non ha nulla di formale. È solo una constatazione del tuo livello linguistico e dei tuoi voti che, in entrambi i casi, devono essere alti.”

Una volta arrivato a destinazione, cos'ha colpito Stefano? “La primissima cosa sono state le case in graticcio, nel cuore della Petite-France, e i fiori sul canale. Questa visione poetica della prima settimana si è subito tradotta nella prosa di una burocrazia sconcertante e della, passami il termine, freddezza dei francesi. E dire che li avevo sempre difesi a spada tratta. Tant’è vero che qui ho solo amici Erasmus”.

Per quanto riguarda invece le differenze tra l'università milanese e quella strarburghese, Stefano rivela qualcosa che forse non è poi così risaputo: “Okay, immagina il metodo di insegnamento che abbiamo in Italia, adesso ribaltalo. Dimentica nozionismi, spese assurde per i libri. Dimentica i libri. Qui a Strasburgo si studia solo su appunti e, per evitare l’accumularsi di tutto il programma, i contrôles continus diventano uno sprone allo studio metodico e costante, nonché fluidificato. Come quando hai la tosse e prendi il miele".

Insomma, lui ha l'impressione di essere tornato al liceo ma, ribaltando la medaglia, come ci conferma, “da italiano studiare qui è molto facile, perché in Italia siamo abituati ad un programma vastissimo, a dei ritmi serrati".

L'intervista continua concentrandosi poi su quale sia la tipica giornata di uno studente universitario a Strasburgo: Stefano precisa che il programma Erasmus lascia molta libertà sulla scelta dei corsi, e che quindi lui, per risparmiarsi le levatacce, sceglie corsi che iniziano dalle 10 in poi. Ci dice poi che personalmente durante la settimana preferisce conservare le sue energie per il weekend, ma che , per chi volesse, “ESN Erasmus e altre associazioni organizzano eventi in città tutte le sere, davvero l’occasione di divertirsi e di conoscere studenti internazionali non manca mai". 

Ma quali erano le aspettative di Stefano? E soprattutto, avrebbe voluto cambiare qualche aspetto della sua esperienza? Lui risponde subito ammettendo che si aspettava una burocrazia meno pesante: “ mi ritrovo a compilare un sacco di documenti, mediare tra Unimi e Unistra, passaggi non chiari, mi ritrovo ad andare nei singoli dipartimenti e fare le foto agli orari dei corsi, perché non sono disponibili online”.   E poi, di sicuro avrebbe sperato di trovare una Francia più accogliente: “Qui è tutto un Salut, Ça va?, e poi non ascoltano neanche la risposta".  Ma, nonostante i lati negativi riscontrati, Stefano si sente di dover “spezzare una lancia a favore del lato didattico dell’Erasmus, che ti permette di attingere ai corsi quanto più disparati purché un minimo attinenti al tuo piano di studi italiano.

Infine è stato chiesto al nostro intervistato se il suo modo di pensare sia cambiato in seguito all'esperienza Erasmus, ed ecco cosa ha risposto: “ cambiato radicalmente. Sai, ho quello strana... (non saprei come chiamarla) per cui in Italia mi sento molto europeo, ma all’estero rivendico con fierezza la mia italianità. E tutte le volte che viaggio, questa volta compresa, mi rendo conto che alla fine il nostro Paese ha più pregi che difetti". 

Infine, conclude il suo intervento dicendo, forse con un velo di disillusione: “Se devo essere sincero, questa esperienza mi ha fatto rivalutare l’Italia e dissuaso dal mio “mito” della Francia. L’Erasmus a Strasburgo mi ha dato alcune risposte che aspettavo da tempo: adesso so dove non andrò a vivere e cosa voglio studiare dopo.”

 

Insomma, Stefano, tramite il suo intervento, avrà sicuramente chiarito le idee a qualche studente desideroso di intraprendere un percorso Erasmus simile al suo, ma per capire realmente come stanno le cose, non c'è nulla di meglio che farne esperienza diretta! Perciò fatevi avanti, cari studenti dell' Unimi, e mettetevi in gioco!


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