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Storia di un visionario: Nam June Paik.

Considerato uno degli artisti più emblematici dell'arte sud coreana, Nam June Paik è un personaggio unico nel suo genere, il quale, con la sua visione del mondo, ha contribuito in modo imprescindibile all'arte che oggi vediamo esposta nei più importanti eventi di arte comtemporanea, essendo infatti considerato uno dei padri della videoarte.Spesso fraintesa o sottovalutata, la videoarte ad oggi è uno dei mezzi più forti che l'arte disponga per esprimere se stessa arrivando anche alle più giovani generazioni, sebbene sia ancora imprigionata nei musei che ne preservano l'unicità.

Chi era dunque quest'uomo?

Nato a Seoul nel 1932, il giovane Paik studia musica e filosofia a Tokyo e Hong Kong, lontano dal suo paese natale,immerso nella guerra. Scrivendo la sua tesi di laurea su Schoenberg si trasferisce in Europa, studiando a Friburgo composizione ed estetica musicale in uno dei momenti più culturalmente floridi del secolo scorso. Ma è solo entrando in contatto con una performance di John Cage che Paik, fino ad allora fedele alla cosiddetta musica accademica, ha la sua più forte rivelazione: la musica moderna, di caos, di makè, che consta nello smontare il sapere passato al fine di costruire un nuovo tipo di musica. Da questo incontro Paik si avvicina al mondo della musica elettronica, diventando uno dei personaggi più sovversivi e interessanti degli anni '60 e '70, con le sue mise en scène e i suoi indimenticabili happenings. Negli anni sessanta, dopo la sua definitiva conversione alla musica elettronica, Paik inizia una carriera cinematografica, realizzando video di vario genere; nel primo, intitolato "Caffè a gogo", Paik filma il traffico di New York dovuto all'arrivo del papa Giovanni XXIII. La sua enorme produzione artistica da questo momento annovera opere liriche, particolari artefatti tecnologici (i quali non sono altro se non ibridi fra musica e elettronica), video e arte concettuale. Importanti furono i suoi due contributi allo "Skulptur Projecte" di Munster, città tedesca ove si tiene un importante mostra decennale di arte contemporanea. Nel 1987 Paik espone nella cittadina una delle sculture che lo hanno consacrato come artista di fama mondiale: TV Buddha. L'opera consiste di una figura bronzea seduta su un piedistallo piano, di fronte ad un televisore costituito dello steso materiale della prima. Il primo TV Buddha risale al 1978 e mostra chiaramente l'intento di unire filosofia orientale a tecnologia occidentale: il Buddha contempla la propria immagine nella televisione, la quale a sua volta mostra un video in loop del Buddha in tempo reale. La TV non è che uno specchio che mostra solo la nostra interiorità, come se fosse una proiezione della natura. Questa duplice e profonda meditazione catturò e cattura tutt'oggi il pubblico, il quale finisce per condividere questo percorso intimista.

Sono opere per le quali occorre fermarsi un momento, staccare la spina e mettersi a riflettere sul significato di ciò che siamo, e quanto questo significato venga modificato, o peggio, deturpato, dalla tecnologia.

La seconda memorabile installazione avviene el 1997 e viene ubicata al castello di Munster. "32 ars for the 20th century: play Mozart's Requiem quietly;installation" è un'opera che si discosta radicalmente dalla serie delle TV Buddha, per le dimensioni e per il significato: se la prima infatti consisteva in una piccola statua dinnanzi ad un altrettanto piccolo televisore, ora vediamo 32 automobili anni venti contenenti scarti tecnologici che, immobili, si lasciano cullare sulle note di Mozart. Un'atmosfera pesante e soffocante, che avvolge e finisce per soffocare lo spettatore, il quale si sente parte di un requiem della tecnologia passata, credendo di farne parte anch'egli. Paik spende la sua vita alla ricerca del miglior modo per esprimere il concetto di tecnologia in tutti i suoi aspetti, senza mai soffermarsi all'apparenza.

Le sue opere ci rendono avvezzi di quello che stiamo vivendo, in un'opera che consacra e demolisce macchine con tempistiche sempre più rapide e incalzanti.

Nam June Paik muore nel 2006 a causa di un ictus.Nei sobborghi di Seoul recentemente è stato edificato il Nam June Paik Museum, che, nella sua modesta struttura immersa nella natura, espone la più grande collezione di opere dell'artista.

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