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Studente a Milano, attivista a Hong Kong

Un po' per caso e un po' per scelta, Tommaso Borgia, studente di Relazioni Internazionali alla Statale di Milano, da stagista presso la Camera di Commercio Italiana a Hong Kong, lo scorso autunno si è trovato a prendere parte ad Occupy Central, la protesta pacifica degli studenti per chiedere al governo della Regione Amministrativa Speciale l'introduzione di cambiamenti democratici. Un'esperienza di attivismo, lavoro e aspetti di vita quotidiana, che Tommaso ha deciso di condividere su University. Tommaso, a Hong Kong non dev'essere molto facile vivere se solo si tiene conto che i prezzi degli affitti sono alle stelle. Quali sono stati gli ostacoli maggiori per te? L'affitto è un problema. A meno di 500 euro mensili, è impossibile trovare alloggio. E poi andare in Asia è come cambiare mondo: la cultura, il cibo, le attività di svago e i comportamenti delle persone sono totalmente diversi. Uno stage alla Camera di Commercio... non proprio una passeggiata. Hai mai pensato di non farcela? All'inizio sì. Tutti davano per scontato che io sapessi 'fare' già tutto, senza sapere che purtroppo l'università in Italia, soprattutto in un ambito come Scienze Politiche, insegna ben poco sull'attività pratica. Superato lo scoglio iniziale comunque ho avuto molte soddisfazioni. Veniamo alle vicende di cronaca. Come mai hai deciso di unirti a Occupy Central? All'inizio è stato tutto casuale. Il giorno in cui sono cominciate le manifestazioni, c'era movimento davanti agli edifici governativi. Incuriosito, mi sono avvicinato. A un certo punto la polizia ha usato manganelli e lacrimogeni per disperdere la gente. Una reazione eccessiva... nessuno aveva fatto nulla di male! E a quel punto, come ti sei reso utile? Sono stato il primo studente straniero a unirsi e ne ho coinvolti altri venticinque. Abbiamo preparato uno striscione e abbiamo condiviso le immagini degli avvenimenti con i nostri Paesi d'origine, tramite e-mail e social network. Cosa ti ha stupito di Occupy Central? Venendo da un Paese in cui si fa a botte con la polizia per le partite di calcio, mi ha stupito la calma. Una disobbedienza civile pacifica, quasi come quelle di Gandhi, e molto ordinata: si pulivano sempre le strade occupate perchè l'obiettivo non era danneggiare la città, ma il potere. E poi la determinazione...studenti che dormivano per strada, al mattino andavano in università per gli esami e la sera tornavano in tenda! Le proteste sono finite e il governo cinese non ha ceduto. Secondo te tutto questo a cosa è servito? Le chances di vittoria erano scarse. Quando si è contrari a qualcosa però, bisogna sempre manifestare. A prescindere dai risultati immediati, gli studenti hanno espresso la loro opinione, sono stati ascoltati e osservati da tutto il mondo, mentre il governo ha applicato una sorta di politica "della sopportazione", perché non ha impedito fisicamente la protesta, e ha accettato un primo confronto. Tutti hanno imparato qualcosa di nuovo, è stata una piccola lezione di democrazia.
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