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Suicide girls. Moda, trasgressione o tradizione?

Sono le Pin-up dell’età contemporanea. Ragazze fotografate seminude che vogliono simboleggiare il suicidio della tipica “brava ragazza” legata ai conformismi che la società le ha cucito addosso. Si mostrano senza veli, sicure del loro corpo che adornano con coloratissimi tatuaggi sparsi un po’ ovunque. La nudità e il tatuaggio vengono qui utilizzati come sfogo di una voglia di unicità e trasgressione dai canoni estetici tradizionali che vengono proposti. Ma fino a che punto questo può essere considerato trasgressivo? In un’Italia che conta tre milioni di persone tatuate, non molto. La peculiarità del trasgressivo infatti, per mantenersi tale,  dovrebbe essere l’appartenere ad una nicchia estranea alla massa, ma, basta guardarsi attorno per notare un’esplosione di stelline tatuate sui colli, fiocchetti, e tribali sul fondo schiena. Ma come siamo arrivati fin qui? Facendo un salto indietro, ma non troppo, saltando quindi i ritrovamenti archeologici che provano l’esistenza di donne mummificate tatuate e i tatuaggi delle culture tradizionali, le donne pioniere della visione del corpo come una tela artistica le troviamo nella seconda metà dell’Ottocento. Fanciulle molto giovani che mostrano i loro corpi nei saloon e nei teatri. Artiste circensi, trapeziste o ballerine come Nora Hildebrandt che nel 1882 al Brunnell’s Museum di New York mostra la sua tela di carne di 365 tatuaggi, uno per ogni giorno dell’anno, o come Irene Woodward, la belle Irene, che completamente tatuata dal padre, girava per il mondo esibendosi in svariati spettacoli. Impavide, slegate dal senso comune dove era considerato sconveniente mostrare anche solo un pezzo di caviglia, si ribellano ad un esistenza già scritta scegliendo di girovagare per il mondo come nomadi, in una sorta di negazione dell’ordine costituito e in nome di una libertà e di un’indipendenza ancora tutta da scoprire per le generazioni a seguire. Al termine dell’età Vittoriana però, un’inversione di marcia, lega il tatuaggio alla vita militare o ad una serie di categorie ai margini della società, come marinai o carcerati, per tornare poi sulle scene in maniera importante negli anni ottanta/novanta del Novecento. Nel 1999 l’azienda di giocattoli Mattel lancia Butterfly Art Barbie, con una farfalla tatuata sull’ombelico, dimostrandosi una casa produttrice alla moda e in perfetta sintonia con i tempi. Solo due anni dopo, nel 2001, nasceil fenomeno Suicide Girls. Oggi è in commercio Tokidoki Barbie Doll, Barbie con capelli a caschetto rosa shocking e tatoo non cancellabile in “stile dark” su braccio e dècolleté, molto simile alle belle Pin-up dell’ormai celebre sito internet suicidegirl.com. 6543005195_4cecaff9f3_m Quello che ne resta è che il tatuaggio sembra diventato per lo più un capriccio estetico, spoglio di qualsiasi esclusività che lodistingueva all’origine, anzi, tutt’al più, è oggi strumento di massificazione o omologazione in una nuova cultura giovanile, lontana dall’essere trasgressiva, ma quanto più conforme al contemporaneo senso estetico.
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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