Ti trovi qui: / / Suona la sveglia, era tutto un sogno: Pozzecco lascia Varese

Suona la sveglia, era tutto un sogno: Pozzecco lascia Varese

Uno sguardo verso la curva, come sempre. Il groppo in gola non scende giù, ma Gianmarco lo sa, questa volta è finita, è finita per davvero. Niente più camicie strappate, niente urla, niente salti, niente lacrime: il leader di mille battaglie, prima in campo e poi in panchina, adesso è in ginocchio e può solo farsi da parte. “Se capirò di non essere all’altezza, lascerò” disse all’inizio della sua avventura. Così è stato. Non è abituato a passare inosservato, il Pozzecco che si presenta in conferenza è un uomo triste, arrabbiato e deluso, cerca di nasconderlo con il solito sorriso, ma quella che sta per iniziare è la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Si infila degli occhiali da sole irriverenti ma le lacrime e la voce spezzata diventano le vere protagoniste. E’ un combattente ferito che fino alla fine ha cercato di salvare quella che per molto tempo è stata la sua squadra, e forse, la sua famiglia. Chiede scusa a tutti, dallo staff ai tifosi, passando per i giocatori e i giornalisti, ci prova in tutti i modi a non dimenticarsi nessuno, eppure non ce la fa. Dimentica una persona fondamentale. Dimentica sè stesso. Proprio non riesce a perdonarsi il fatto di aver fallito nella sua Varese. Come sono passati in fretta questi 9 mesi, tutto nacque in una mite sera di Maggio, quasi all’improvviso. La telefonata di un vecchio amico, Cecco Vescovi: “Poz, ma perché non torni a casa?”, si prende qualche giorno di tempo per rispondere. Forse nel suo cuore era quello che aspettava dal giorno in cui ha smesso di giocare. Quello che è successo dopo ormai è noto. 7 sconfitte nelle ultime 8, 13 in tutto il campionato con sole 6 vittorie. Troppo poco, onestamente. E così si è fatto da parte, non voleva fare male ulteriormente a chi gli aveva voluto bene, a chi lo aveva accolto e trattato da re, a chi gli aveva dato la possibilità di vivere un’esperienza intensissima e indimenticabile, soprattutto per uno come il Poz che vive di emozioni. L’ultima volta svuotò l’armadietto, questa volta svuoterà l’ufficio, ma poco cambia; la passione fra Gianmarco e la città rimarrà intatta, “Il bene di Varese viene prima del mio”, perché avrà anche sbagliato tanto, ma mai l’impegno e la voglia sono mancati e questo i tifosi lo sanno. Suona la sirena, ma questa volta la sconfitta è davvero insopportabile .
Licenza Creative Commons
Condizioni d'uso e riproduzione

Digital Transformation in the Hospitality industry - Workshop

"From Keyless to Hotel & Vacation Rentals Automation"

Workshop - Digital transformation in the fashion industry

How to exploit DTC, the new paradigm in the retailing industry