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Tra sacro e purissimo: Salvador Dalì.

Dopo le recenti vicende di cronaca relative alla riesumazione delle sue spoglie, abbiamo ora una riesumazione altrettanto sconvolgente: due cicli di opere inedite (o quasi) di Salvador Dalì.

Re del surrealismo che sconvolse il Novecento con il suo genio, Salvador Dalì nacque in Catalogna l' 11 maggio 1904, secondo a un omonimo primogenito morto neonato il quale fece credere all'artista di esserne la reincarnazione. Il suo avvicinamento all'arte lo travolge sin dall'infanzia, portandolo ad esporre ancora adolescente e a studiare arte a Madrid a partire dal 1921. Numerosi sono i personaggi iconici che costellano la rosa delle sue amicizie: Pablo Picasso e Man Ray, conosciuti durante il suo soggiorno parigino, Brunel e Federico Garcia Lorca, storici amici della sua giovinezza, registi quali Hitchcock e Visconti.

I momenti vissuti, le tragiche perdite(ricordiamo la prematura perdita della madre, definita dallo stesso Dalì come la tragedia più forte da lui subita), l'amore per Gala, sua musa e compagna, la sua eccentricità hanno fatto si che Dalì sia oggi un'istituzione di gusto, oltre che un artista.

Il suo genio non smetteva mai di anticipare i tempi, di sconvolgere le troppo rigide accademie, di svelare nuovi punti di vista sul mondo, con la curiosità vivida di un bambino. Ogni sua opera è un universo a sè, il quale non si svela mai del tutto, provocando sempre un nuovo piacere in chi la guarda anche per la millesima volta.

La sua produzione è vastissima e del tutto eterogenea: si passa dalle sculture alle tele, stampe, acquerelli e carboncini. Non c'è da stupirsi dunque se, di quando in quando spuntino esposizioni di pitture rimaste fino a quel momento in un archivio riservato a pochi eletti.

Ed è esattamente ciò che vedremo all'Historian Gallery di Gavirate, in provincia di Varese a partire dal 22 settembre. Verranno infatti esposti due cicli poco conosciuti che Dalì realizzò tra gli anni cinquanta e sessanta per il governo italiano e per illusti amici italiani dell'artista. Dalì in queste opere tratta la Bibbia e la Divina Commedia, il sacro e l' altissimo, assumendo un tono lirico e fortemente suggestivo.

Il tema dantesco venne commissionato nel 1951 dal Governo Italiano in occasione dei 700 anni della nascita del Sommo Poeta, che Dalì realizzò all'acquerello. Il ciclo biblico, invece, commissionato svariati anni dopo da un amico dell'artista, Giuseppe Albaretto, che con questa commissione sperava di avvicinare Dalì al cattolicesimo, essendo lui un forte credente.

Questo incredibile lavoro risurtò in un'edizione unica delle Sacre Scritture in cinque volumi, interamente illustrate dall'artista, che realizzò circa un centinaio di disegni, tra acquerelli,opere di grafica e di pittura tradizionale. Della rara stampa Rizzoli editò nel 1967 oltre 1700 esemplari, la cui prefazione descrive l'opera con queste parole:

Queste litografie configurano, in modo universale e personale al tempo stesso, la visione dinamica, cromatica, ricca di simboli e richiami, che caratterizza il rapporto tra l’uomo d’oggi e il perenne senso di Dio” .

Cosa aspettarsi dunque da un'esposizione dove il genio eccentrico di Dalì incontra il sacro e la purezza del componimento dantesco? Niente più e niente meno del sospiro di sollievo che si prova ogni qual volta la Bellezza ci travolge, dicendo:" Non sono sparita, sono sempre stata qui, sotto al tuo naso".

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