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Traffico da 110 miliardi di euro all’anno: l’economia del crimine organizzato nell'UE

Pubblicato l’ultimo rapporto OCP redatto da Transcrime dell’Università Cattolica sugli investimenti della criminalità organizzata in 7 Paesi europei Da quali mercati illeciti derivano i proventi della criminalità organizzata in Europa? In quali regioni e settori dell’economia legale vengono poi reinvestiti? Cosa viene confiscato dalle autorità? Il rapporto finale del progetto OCP (Organised Crime Portfolio), pubblicato oggi sul sito www.ocportfolio.eu, fornisce una prima risposta a questi interrogativi. Avviato nel gennaio 2012, come prosecuzione del progetto sugli investimenti delle mafie in Italia, e finanziato dalla Commissione Europea - DG Affari Interni, il progetto OCP è stato coordinato dal centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica di Milano (www.transcrime.it) assieme a un consorzio di partner internazionali di sette paesi europei (Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito). OCP è una prima esplorazione dell’economia delle organizzazioni criminali operanti in Europa (con un focus sui 7 paesi menzionati) e rappresenta un importante strumento, per istituzioni pubbliche e private, per prevenire infiltrazioni nell’economia legale, identificare e confiscare beni criminali. Tra i principali risultati della ricerca: - 110 miliardi di euro all’anno: è la stima (mai effettuata prima d’ora) dei ricavi di alcuni dei principali mercati illeciti in Europa; - La cifra rappresenta in media circa l’1% del PIL dei paesi UE, ma in quelli dell’Est Europa la percentuale è maggiore; - Tra i mercati tradizionali, la droga (28 miliardi di euro all’anno a livello europeo) rimane il più remunerativo, ma emergono nuove e profittevoli attività illecite come frodi o furto organizzato; - Una parte consistente di questi proventi viene reinvestita dalle OC nell’economia legale. Tra le regioni europee con il maggior numero di evidenze, oltre a sud Italia e nord-ovest (in particolare la Lombardia), emergono Provenza-Alpi-Costa Azzurra in Francia, Andalusia in Spagna, aree di confine (come quello franco-tedesco) o con importanti porti ed aeroporti (come Rotterdam) e le principali aree urbane delle capitali europee (come Madrid, Parigi, Londra, Berlino). - Le organizzazioni criminali reinvestono i loro introiti in beni di lusso come auto, barche, gioielli, ma anche in immobili e aziende; - Tra i settori tradizionali di investimento si confermano bar e ristoranti, costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio (in particolare di prodotti alimentari e di abbigliamento), trasporti, attività immobiliari e settore alberghiero; - Emergono nuovi settori come money transfer, casino, VLT e slot-machine, smaltimento rifiuti, energie rinnovabili e distribuzione gas/carburanti. - Tra i gruppi criminali più attivi in termini di investimenti in Europa, oltre alle mafie italiane (‘Ndrangheta e Camorra in primis) si registrano gruppi criminali cinesi, russi, georgiani, turchi e altri di natura multietnica attivi soprattutto nel traffico di droga (ad esempio nei Paesi Bassi o nel Regno Unito). Importante anche il ruolo imprenditoriale, soprattutto nel nord Europa, delle motorcycle gangs. - Nonostante l’ampio spettro di investimenti della criminalità organizzata, le confische delle autorità europee si limitano soprattutto a contante, conti bancari e veicoli. - In misura minore gli immobili, assente quasi del tutto la confisca di aziende, ad eccezione dell’Italia che si conferma di gran lunga come il paese europeo più avanzato in termini di indagini patrimoniali e confisca dei beni criminali. In Italia il rapporto OCP ha aggiornato la fotografia dell’economia della criminalità organizzata, estendendo lo studio anche a quella straniera. In particolare: - 16 miliardi di euro all’anno: stima aggiornata dei ricavi di alcune principali attività illecite legate alla criminalità organizzata (eroina, cocaina, cannabis, anfetamine, ecstasy, traffico illecito di tabacco, contraffazione, frodi IVA, furti da trasporto); 29,5 miliardi di euro considerando anche estorsioni, usura, sfruttamento della prostituzione, traffico d’armi e gioco d’azzardo; - Eolico, distribuzione carburanti, trasporti e logistica, grande distribuzione, slot-machine: sono i nuovi settori d’investimento delle mafie italiane che emergono dall’analisi delle più recenti indagini e operazioni giudiziarie; - La criminalità organizzata cinese appare la più attiva dal punto di vista imprenditoriale in Italia, con investimenti nel commercio all’ingrosso e dettaglio (soprattutto abbigliamento), ristorazione, servizi personali e money transfer. Tra gli altri, si identificano anche gruppi russi-georgiani e dell’Europa dell’est (trasporti, import-export, ristorazione e alberghi). I partner di OCP rappresentano istituzioni di ricerca (oltre a Transcrime, anche le università di Madrid, Utrecht e Durham), forze di polizia (Guardia di Finanza in Italia e Police College of Finland) e agenzie di confisca (Criminal Asset Bureau in Irlanda e AGRASC in Francia). I risultati di OCP saranno integrati da un altro progetto europeo coordinato da Transcrime, ARIEL (che terminerà nel maggio 2015). L’obiettivo futuro è di allargare lo studio a tutti i 28 paesi europei e passare da una fotografia delle operazioni concluse a delle mappe di rischio utili a scopo preventivo. Questo è il fine della proposta di progetto MORE, appena presentata da Università Cattolica, che, tra gli altri, coinvolgerà anche Europol, Ministero dell’Interno italiano e Bundeskriminalamt tedesca. Se approvato, il nuovo progetto partirà nel 2016.
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Via https://www.forbes.com