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Un accordo ancora ingombrante: Sykes-Picot

Più di cento anni fa fu siglato un accordo che oggi, almeno in occidente, è per i più dimenticato. Il “trattato” Sykes-Picot, negoziato tra la diplomazia inglese e quella francesce prevedeva la spartizione dell’odierno Medioriente tra le due superpotenze della prima guerra mondiale. Si tratta in sostanza di un agreement segreto, non discusso né approvato nei corrispettivi Parlamenti, secondo il quale Regno Unito e Francia si proclamarono protettori del mondo arabo, promuovendo un futuro Stato arabo indipendente o una confederazioni di Stati, sotto la sovranità di un capo arabo.

Nello studio della geopolitica attuale, si ritiene che ancora oggi questo patto possa essere considerato una delle cause principali della crisi del Medioriente contemporaneo, proprio perché, sotto la maschera di un progetto fatto di promesse illusorie, portò alla creazione di piccoli Stati disomogenei e difficili da governare con stabilità. A prova di questa convinzione, molti capi di movimenti anti-establishment e di eserciti ribelli arabi si sono scontrati contro questa utopia, sfruttata da Francia e Regno Unito per cancellare ogni tipo di possibile indipendenza in Arabia. Lo stesso IS si è da sempre proclamato contro l’accordo, volendo ripristinare l’antica comunità musulmana.

Additare però le amministrazioni europee come fautrici dell’instabilità politica nella zona attualmente più calda del mondo risulta in qualche modo fuorviante. Analizzando, oltre ai contenuti, i corrispondenti che hanno proposto la risoluzione e i negozi instauratisi tra le parti, si comprende come le soluzioni proposte siano state frutto non di vere trattazioni diplomatiche, ma di un gioco di opportunismo tra persone che non compresero su quale gigantesca polveriera si stessero liberamente muovendo.

Facendo chiarezza, l’accordo, firmato il 16 maggio 1916, prevedeva un’espansione del protettorato britannico tramite centri di controllo e nomine di funzionari inglesi nelle zone irachene, giordane e palestinesi, ponendo come fututo Stato chiave l’Egitto, il più forte ed affidabile di tutta la dimensione araba in quel momento. La Francia invece sorvergliava sui territori siriani e libanesi. Il tutto, inoltre, comprendeva anche piattaforme di controllo strategico, che avrebbero condizionato da lì a seguire l’equilibrio geopolitico mondiale.

Bisogna assolutamente sottolineare che l’accordo fu siglato quando ancora l’esito della guerra era confuso e poco prevedibile, ma in quel clima di incertezza, dove l’intesa Sykes-Picot divenne più di una congettura, fu creato su carta bianca una mappa di aree di influenza, attuabili solo in cambio di una potenziale indipendenza di tutto il mondo arabo, che tutt’ora sono riconducibili a zone di vuoto governativo, soggette a poteri informali, tribali e spesso a gruppi di jihadisti, attratti da territori ingovernati, dove troverrano un florido seguito di combattenti. Seguendo questo ragionamento non è affatto insensato affermare che l’IS è figlio di questa condotta occidentale. In particolare, della disintegrazione dell’Iraq e della Siria. In ogni caso, è corretto ritenere che questa sia solo una delle micce esplose, ma non l’unica e nemmeno la più rilevante, seppure sia tra le più sfruttate dai vari movimenti ribelli presenti nella caotica situazione mediorientale.

L’accordo Sykes-Picot viene ancora utilizzato come punto di partenza per introdurre la faida continua tra occidente e mondo arabo, in quanto viene preso come sinonimo di tradimento. Può certamente far avvicinare al problema, anche se obiettivamente rappresenta solo un preambolo rispetto a ciò che riguarda la situazione di precarietà attuale. Infatti, gran parte delle costruzioni statali e delle frontiere di tutto il mondo è il risultato di accordi tra interessi politici diversi, che spesso hanno costretto la popolazione a costrizioni geografiche, religiose ed etiche ingiuste, però trattare le persone come attori inerti, vittime totali, non può risolvere quello che rappresenta ancora oggi il punto focale della stabilità mondiale.

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