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Una chiacchierata con David Grossman

 

Si è tenuta il 24 aprile scorso, presso il cinema teatro di Chiasso, un’intervista con lo scrittore israeliano David Grossma, in occasione dell’apertura del festival CHIASSO/LETTERARIA.

Una location art deco’, un cinema anni 20 ove lo scrittore si è raccontato delicatamente, mostrando al pubblico tutte le fragilità della sua patria,Israele.

Si racconta con la serenità di un essere umano chi ha vissuto la violenza, le ingiustizie, che sente sulla sua pelle cio`che capita ai suoi personaggi, mai troppo lontani dalla sua stessa esperienza autobiografica. Ricorda quando, bambino, si imbatte in un libro di Sholem Aleichem e inizia con lui il suo viaggio in mondi a lui ancora sconosciuti. “Dopo la sua letteratura scoprii un mondo a me fino ad allora ignoto e mi meravigliai di due cose: la prima, il fatto che potesse esistere, in Europa, un modo cosi`differente dal mio, e secondo, non mi capacitavo di come avessi potuto vivere prima di allora senza quel mondo. Un po’ come quando un bambino di oggi legge Harry Potter”.

Grossman ha narrato poi la sua esperienza nel mondo della comunicazione, partita dalla radio e poi “degradata”( come lui stesso ha affermato ironicamente) nella sua professione di letterato. La svolta letteraria, narra Grossman, gli fu particolarmente dolorosa e avvenne a causa delle direttive governative, che gli impedirono di trasmettere importanti notizie sulla disponibilità del premier Arafat nel riconoscere lo stato israeliano. Grossman, smarrito e confuso, si rifiuta di obbedire a una volontaria censura della verità, e dunque si esilia dal mondo dei media israeliani.

Laureato in teatro e lettere, Grossman non ha paura di pronunciarsi riguardo la questione israelo-palestinese, che lo tocca dalla sua prima adolescenza. “Oggi si festeggiano i 50 anni dalla guerra dei sei giorni, 50 di occupazione israeliana. Occupazione. Anche solo dire cio`mi inorridisce e stupisce. Come puo` accadere che siano 50 anni che perdura una situazione del genere? Come siamo arrivati fino qui? Come è accaduto che il popolo ebraico, da sempre oppresso e torturato si sia trovato a disintegrare l’eser4cito nemico, in sei giorni, numericamente superiore? E’ stata forse una tentazione troppo irresistibile, quella di sentirsi per una volta potenti, i conquistatori. Eppure questa situazione non giova ad alcuno. Ciononostante, io credo intensamente nel giorno in cui questi due stati possano convivere, non sopravvivendo, ma vivendo.

L’intervista prosegue poi su temi quali la shoah e la lingua ebraica. Grossman narra di gente che vuole portare l’ebraismo e la sua plurimillenaria lingua a un mondo come il nostro ,fatto di neologismi e confusione,di lotte e post verità, di occultazione e dispersione, nel quale lo scrittore deve essere colui che cerca e tende all’autenticità delle cose. Un ricercatore del vero, un curioso, un espleratore che scrivendo, riporta al mondo cio’ che le è stato tolto, la verità.

 

 

 

 

 

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