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UniTo: Festival LGBT, l’esposizione fotografica di nudo che non piace a C.L.

Prima è stata autorizzata, poi ne è stata chiesta la rimozione, poi di nuovo autorizzata ma solo per un giorno, infine la decisione: può restare per tutta la durata del festival

Il contesto è quello del Festival LGBT, la manifestazione a sostegno delle identità delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali che da anni promuove la lotta all’omofobia e la prevenzione della discriminazione sessuale; L’ateneo è quello di Torino, dove in questa settimana si svolgono una serie di iniziative volte ad affrontare numerose tematiche, dai pregiudizi nello sport, al femminismo, alle lotte sociali, e, ovviamente all’omofobia.

È in quest’ambito che la mostra fotografica di Mirko Isaia, che rappresenta le immagini senza veli di 21 studenti soffermandosi su dettagli di corpi nudi, alternati a figure vestite, ha sollevato un notevole polverone.

Nonostante infatti l’iniziativa sia stata non solo autorizzata ma anche patrocinata dall’ateneo stesso e presentata con il largo anticipo richiesto, nella mattinata di lunedì, al suo esordio nella Main Hall del Campus Enaudi, la mostra ha suscitato notevoli critiche dai più araldi sostenitori del senso pudico. Alcuni studenti di Comunione e Liberazione, infatti, sostenuti da una delle sue più vicine branchie d’azione, quella di Obiettivo Studenti, si sono indignati dinanzi a cotanta oscenità definita “non adatta al contesto universitario”, chiedendo ai vertici amministrativi di imporne la rimozione.

E così è stato, almeno in un primo momento. La direzione accademica infatti, attraverso il suo Responsabile Logistica ha chiesto agli organizzatori del Festival, i collettivi universitari, Identità Unite e Studenti Indipendenti, di rimuove le fotografie di nudo in quanto “urtano la sensibilità di parte degli studenti”. “è ridicolo” commenta Davide Lamberti, coideatore della mostra, “l’idea è quella di de-costituire l’immagine del “corpo perfetto” che ci viene imposta oggi dalla società in cui viviamo, superando gli stereotipi del bello universale contrapposto al brutto che è vero e uguale per tutti, e per questi motivi, l’esposizione fotografica che abbiamo allestito è perfettamente in linea con le tematiche affrontate dal Festival, senza contare che il progetto è stato presentato nei modi e nei tempi previsti”.

La volontà è quella di mostrare la “quotidianità della nudità” , reale e difettosa come solo quella estranea dai canoni estetici pubblicitari può essere; ed è su questo punto che gli organizzatori hanno trovato il sostegno del rettore dell’ateneo Gianmaria Ajani che ha dichiarato “la mostra ha un contenuto artistico, e anche se ognuno è giudice dell’arte, non mi pare si urti la sensibilità di nessuno. Al contrario ci sono pubblicità offensive della dignità della donna, che la dipingono come un oggetto, stupida o sottomessa, ma nella maniera più assoluta, non è questo il caso.”

La mostra rimane dunque, insieme alla speranza di poter assistere ad approcci culturali più coerenti, scevri dai pregiudizi e liberi da occhi indiscreti, perché, saggezza popolare dicet: la malizia, è negli occhi di chi guarda.

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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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