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Università degli Studi di Milano, il pasticcio dei nuovi vincoli sullo stato di famiglia

Per l’università Statale di Milano il tempo non passa mai. E non è per gli edifici della storica struttura che ospita i suoi dipartimenti e neanche per l'aria un po' naif che si respira nei cortili di alcune facoltà, ma a causa di un incoerenza amministrativa che obbliga oggi gli studenti a rispettare standard tributari a cui non appartengono più da almeno due anni.

Il fatto è questo: per l’Ateneo Milanese se uno studente ha iniziato la sua carriera universitaria dichiarando un certo reddito correlato ad un certo stato di famiglia, questo, ad oggi non potrà più essere modificato anche se la situazione dello studente è plausibilmente cambiata negli anni.

Spieghiamoci meglio: Fino al settembre del 2012, previa dimostrazione di un nuovo e reale stato di famiglia, legato ad nuovo reddito complessivo e, decorso il tempo di due anni (tempo stimato come necessario a far risultare veritiere queste nuove dichiarazioni) era possibile cambiare la propria situazione presso gli uffici dell’Università, continuando quindi a versare le imposte secondo un nuovo e aggiornato calcolo delle entrate.

Oggi questo non è più possibile. In qualsiasi modo sia stato composto il nucleo familiare dello studente al momento dell’iscrizione, questo rimarrà così composto fino al conseguimento della laurea. E oltre, visto che questa modifica al regolamento, passata verosimilmente in sordina, attraverso l’eliminazione di un inciso dal regolamento tributario, vale anche per gli studenti già laureati in statale che vogliono (e a questo punto ci vien da pensare perché dovrebbero?) Intraprendere un nuovo percorso di studi.

Proviamo a pensare all’assurdità della riforma: gli studenti neo diplomati che si affacciano al mondo universitario difficilmente risultano essere già autonomi dal punto di vista economico e abitativo, devono quindi fare ricorso alle risorse finanziarie del nucleo familiare a cui appartengono. Ma, qualsiasi cosa succeda oggi nella vita dello studente, se, ed esempio, di pari passo con gli studi questi trova un lavoro, un’abitazione e la possibilità di essere autonomo o di qualsiasi altra modifica reale e probabile nella vita di un ventenne, è bene sapere che gli addebiti universitari non verranno ricalcolati in base alla nuova condizione dello studente, situazione questa che risulterà vero similmente più gravosa dal punto di vista economico. Non è difficile pensare infatti che uno studente che lavora e che provvede autonomamente alla propria sussistenza, compresi gli studi, difficilmente avrà un reddito comparabile con la precedente situazione in famiglia, e, continuare a versare le imposte secondo uno stile di vita diverso da quello che effettivamente conduce non incentiva né la crescita personale né tanto meno l’autonomia.

Dopo alcune segnalazioni abbiamo verificato le suddette informazioni presso le segreterie di via Mercalli, dove le impiegate visibilmente in imbarazzo hanno confermato la modifica direttiva tentando di giustificarla come un inevitabile conseguenza a tutela dell’istituto dai danni economici derivate dalle false dichiarazioni dei cosiddetti "furbacchioni" che, attraverso modifiche fasulle dello stato di famiglia, raggiriravano le imposte universitarie.

Questo provvedimento però non Fa altro che evidenziare l’ennesima contraddizione del mondo universitario italiano, e rappresenta un disincentivo forte e concreto alla cultura, allo studio e alla crescita professionale e personale. La pregevole voglia dei giovani di crescere e di rendersi economicamente autonomi viene ostacolata nel pratico da limiti invalicabili che portano spesso ad una resa forzata da parte dello studente.

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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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