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Università e merito: da Trieste a Bologna, in Italia è l'anno zero

A Trieste onoreficenza negata al professore antipatico ai colleghi, a Bologna premiato l'accademico che aveva copiato. E tutti i discorsi sul merito?

Il 16 marzo scorso il dipartimento di matematica e geoscienze dell'Università di Trieste ha negato al professor Giuliano Panza, 71enne professore di fama internazionale celebre per i suoi studi sulla fisica della terra e sui terremoti, il conferimento del titolo di professore emerito.

In questi giorni l'attribuzione della stessa onorificenza da parte dell'Università di Bologna ad Enrico Lorenzini, professore di ingegneria nucleare, ha destato un nugolo di polemiche, scatenatesi in occasione della cerimonia di consegna svoltasi in data 1 giugno. Ad unire queste due vicende sono i criteri quanto meno discutibili che hanno portato a queste decisioni di segno opposto.

Nel caso del professor Panza siamo di fronte ad una vicenda davvero grottesca: la sua nomina come professore emerito, titolo riservato agli accademici a fine carriera, è stata proposta al consiglio di dipartimento e rifiutata non sulla base di motivazioni legate al suo curriculum, al suo lavoro come geologo o alla portata delle sue pubblicazioni, ma piuttosto perché inviso al resto della comunità dei geologi triestini. In sostanza Panza ha pagato il fatto di essere antipatico, l'essere ritenuto dai suoi colleghi una personalità divisiva. E tutta la retorica sul merito? Dimenticata, e poco importa che Panza abbia dedicato 47 anni di vita allo studio dei fenomeni geofisici, che abbia insegnato per anni proprio all'Università di Trieste, che abbia coordinato prestigiosi gruppi di ricerca, e che al 2010 risultasse tra i primi quattro autori più frequentemente citati nel suo campo al mondo.

Al contrario, al professor Lorenzini è stato invece riconosciuto il suo momento di gloria. Il fatto di per sé non sarebbe scandaloso, se non fosse che l'Alma Mater Studiorum pare essersi dimenticata della bufera mediatica che travolse lo stesso Lorenzini 16 anni or sono, quando fu accusato di aver deliberatamente copiato due capitoli di un suo libro da una pubblicazione del suo collega M. El-Walik. In quel caso, come attesta una lettera dell'allora rettore, “Il Senato accademico, cui erano state sottoposte le problematiche relative a questo e a altri diversi casi di scarsa moralità accademica, aveva dato l'incarico di esaminare la questione a due presidi. L'indagine dei due presidi si è conclusa, nel caso in specie, con il riscontro di una identità assoluta del volume “Ebollizione” con due capitoli, integralmente tradotti senza aggiunte, senza note, senza commenti e senza citazione alcuna dell'autore, del volume scritto da M. M. El-Wakil”.

Certo si potrebbe sostenere che a 16 anni di distanza il professor Lorenzini potrebbe avere diritto ad essere riabilitato. Ma a quanto pare il confine tra riabilitazione e santificazione è molto sfumato a Bologna, quella stessa Bologna che non più di due mesi fa aveva sospeso, giustamente secondo il parere di chi scrive, due studentesse che avevano elaborato ingegnosi metodi per copiare agli esami. 

In Italia l'università è per molti aspetti all'anno zero: gli studenti sono pochi, le strutture e le risorse a disposizione sono ancora meno, i ricercatori si trovano a dover fare i salti mortali con quello che hanno e la gestione organizzativa è spesso scadente. L'unico elemento di cui come studenti e come paese siamo soliti vantarci sono i nostri eccellenti professori, quelle menti illuminate che ancora garantiscono la tenuta del sistema ed un più che discreto livello di insegnamento nonostante i mille problemi. Ecco, queste vicende sono umilianti per tutti quei rappresentanti del mondo accademico che cercano di fare il proprio lavoro al meglio, onestamente e con passione.

Da anni ormai si parla di merito, ad ogni livello: merito nelle progressioni di carriera, merito nella concessione dei fondi, merito ovunque. Ma in questi due casi la logica del merito viene completamente delegittimata, e ad essere premiato non è il migliore, chi raggiunge i risultati più degni di nota, ma al contrario chi furbescamente sfrutta il lavoro altrui.

E in ultimo, una raggelante riflessione emerge a chiosa di questa vicenda: se perfino uno scienziato con un curriculum come quello di Panza viene trattato in questo modo, cosa può attendersi uno studente? 

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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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