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Università italiane: senza soldi e piene di problemi

È quanto si evince dal rapporto biennale dell' Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR)

Il sistema universitario italiano è stato comparato con quello degli altri paesi facenti parte dell' Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ed i risultati sono scoraggianti in quanto, nonostante si sia riscontrato un aumento delle immatricolazioni rispetto al periodo 2000-2015, in tutti gli altri campi risultiamo in perdita.

La ricerca è stata condotta nel 2016 dall' ANVUR, secondo cui, le università del Bel Paese sono sottofinanziate, soprattutto per quanto riguarda le attività di ricerca e le borse di studio, hanno carenza di personale e la spesa in istruzione terziaria in rapporto al Pil risulta inferiore rispetto alla media europea, infatti nel 2015 le somme destinate al finanziamento del sistema universitario per il  diritto allo studio ammontavano a 7,25 miliardi di euro, nel 2016 sono previsti 7,34 miliardi.  Inoltre il tasso di abbandono dei corsi è di un terzo del totale degli iscritti e, rispetto a tutti gli altri paesi dell'area OCSE, abbiamo il minor numero di laureati: 200.000 l'anno, ciò vale a dire che soltanto il 24% degli italiani tra i 25 ed i 34 anni è in possesso di un titolo di studi secondario. È possibile visualizzare il confronto con gli altri paesi nella tabella al seguente link: http://infogr.am/8e04c0f3-9eef-4130-8110-1a8ad51d5476

Nel rapporto ANVUR si legge che <<... dai risultati della Survey of Adult Skills condotta nel 2012, l’Italia risulta all’ultimo posto nella graduatoria dei paesi partecipanti: solo il 3,3% degli adulti italiani raggiunge livelli di competenza linguistica 4 o 5 – i più alti – contro l’11,8% nella media dei 24 paesi partecipanti e il 22,6% in Giappone, il paese in testa alla classifica. Inoltre, solo il 26,4% raggiunge il livello 3 di competenza linguistica. Per quanto riguarda le competenze matematiche, solo il 4,5% degli adulti italiani ha competenze di livello 4 o 5 e il 24,4% ottiene il livello 3>>.

Unica nota positiva riguarda il rapporto tra gli studi ed il mondo del lavoro, rispetto ai risultati del 2007-2014, con l'aumento del livello d'istruzione il tasso di disoccupazione tende a scendere, siamo infatti passati da uno scarto di 3,6 punti tra neolaureati e neodiplomati, a 12,3 punti in favore dei più istruiti. Ciò significa che l'Università funziona ancora come ponte in grado di agevolare l'ingresso nel mondo del lavoro, più precisamente: per i laureati triennali si registra un tasso di occupazione pari al 66% a tre anni dal conseguimento del titolo, tasso che sale al 70% per i laureati magistrali biennali e al 49% per quelli a ciclo unico. Ci rimane ancora un barlume di speranza! 

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Barbara

Università degli Studi di Milano. Studentessa di Scienze Umanistiche per la Comunicazione. Studentessa alla rincorsa della laurea, aspirante giornalista e inguaribile sognatrice! Credo che il miglior momento per vivere sia adesso e che si debba sempre cercare il lato positivo degli eventi, come diceva Confucio “quando si è in un pasticcio, tanto vale goderne il sapore”

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Via https://www.forbes.com

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