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University.it a cena con i detenuti

Un lungo, interminabile, corridoio. Percorso con la consapevolezza che sta per iniziare una serata particolare. E' il 14 marzo 2015: la casa di detenzione di Bollate apre le proprie porte ad alcuni selezionati ospiti esterni, invitati alla cena di beneficenza organizzata dai detenuti. L'obiettivo della serata è duplice: da un lato fare incontrare due mondi - il 'dentro' e il 'fuori' - inavvicinabili nel resto dell'anno, dall'altro raccogliere fondi da devolvere al Centro Nemo per la lotta alla SLA. 

Il centro, nato dalla volontà dei pazienti e coordinato dalla dottoressa Sansone, propone molte iniziative per coinvolgere sempre più studenti universitari, tramite numerose attività formative e borse di studio per specializzazioni in fisiatria, pneumologia e neurologia. (www.centrocliniconemo.it/milano/formazione). Non è un caso che l'iniziativa "Cena a Porte Aperte" avvenga proprio in questo carcere, fucina ormai da anni di innovativi progetti di rieducazione: è il rinomato 'modello Bollate', diventato un autentico caso di eccellenza. 

‚ÄčAlla base del paradigma c'è la collaborazione con molte cooperative esterne, per dare ai detenuti la possibilità di avere delle basi per un futuro reinserimento all’interno della società, una volta scontata la pena. Tra queste, c’è la possibilità di frequentare un vero e proprio istituto alberghiero Statale, il Frisi.

La serata:
Arrivati nella sala-ristorante - l'aula delle lezioni riconvertita per l'occasione - veniamo fatti accomodare ai tavoli, apparecchiati e guarniti con attenzione.
La cena è un gustoso susseguirsi di portate, dagli antipasti al tris di dolci. Nulla è lasciato al caso, la gentilezza con la quale veniamo intrattenuti fa pensare di essere a una normale cena tra amici.
Nella sala si percepisce la speranza dei detenuti di tornare a vivere una vita normale, di rialzarsi dopo una brutta caduta.

Durante l’evento ci viene spiegato che dopo una prima cena esperimento, svoltasi nel giugno 2014, si è deciso di replicare e sono stati i ragazzi ad insistere per devolvere il ricavato in beneficenza.
Parliamo con il responsabile del progetto Leonardo Mazzoni, insegnante di italiano e storia, che ci aiuta a fare chiarezza su alcuni questioni:

con quale criterio vengono scelti i detenuti che possono partecipare al progetto Frisi?
“Vengono scelti in base a colloqui fatti e valutando il tipo di pena, per esempio le pene di breve durata non possono essere prese in considerazione poiché il corso alberghiero dura tre anni quindi non avrebbero la possibilità di concludere il ciclo di studi. Un altro fattore di selezione è il profilo dei singoli individui e questo è fornito dagli educatori che lavorano qui.”.

Com’è insegnare ai detenuti?
“Più facile. Si lavora su programmazioni specifiche e i riscontri sono ottimi.
Sono loro a scegliere se partecipare o meno e sono molto più motivati degli studenti tradizionali. Insegnare a loro è davvero diverso, il clima che si crea è particolare anche perché i detenuti provengono da reparti differenti e si incontrano solo durante le lezioni”.

Ci sono altre attività che noi studenti possiamo svolgere come volontari all’interno del Centro, per avere modo di fare esperienze formative?
“Ci sono cooperative che lavorano all’interno della struttura, si occupano di scuderie,  teatro terapia, arte e musica. Bisogna quindi fare richiesta a loro”.

A cena conclusa, tutto il ricavato viene consegnato alla dottoressa Sansone tra abbracci e sorrisi. I detenuti, che ora per noi sono diventati Michele, Alessandro, Paolo e tanti altri, ci salutano e, con un po’ di malinconia, le porte del carcere si chiudono dietro di noi. Così da poter tornare alla nostra normalità. Ammesso che la normalità sia davvero fuori da quelle porte.

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