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VOCI DAL PASSATO...O DAL FUTURO?

La Casa della Memoria, valentissimospazio inaugurato nell'aprile 2015 nel quartiere Isola sede di Anpi, Aned, Aiviter, Ass. Piazza Fontana e dell'Insml, ha recentemente proposto dal 10 a 24 novembre una valente triplice mostra, “Dalla Repubblica alla Dittatura”, costituita da una sezione espositiva sulla Guerra Civile Spagnola, una molto completa sui bombardamenti italo-tedeschi sulla Catalogna (i primi a essere condotti su larga scala su una popolazione inerme) e un'emozionante mostra fotografica sulla celebre e unica esposizione di Picasso a Milano nel 1953, il tutto in occasione delgli ottant'anni trascorsi quest'anno dal tragico evento, le cui immagini o riproduzioni, sono spesso utilizzate come emblema del Secolo Breve stesso.

Guerra del passato fatta di fanterie lacere sui monti in trincee gelide e fangose, ma anche guerra del “futuro” fatta di propaganda (emblematico il ruolo determinante della radio, considerata alla stregua di un arma stessa), ideologizzazione, violenze politiche e disinformazione, di “conflitti per procura” combattuti da uno stato sul territorio altrui, nonché terrificante banco di prova per nuovi armamenti, come carri armati e aerei (Guernica non è forse il grido di tutta l'Umanità, conosciuto e compreso dal Manzanarre al Reno, dagli Appennini alle Ande?).

Certo un acuto, accuratissimo e multidisciplinare lavoro di analisi storica, nonché di divulgazione svolta dalla mostra stessa, attraverso conferenze, spettacoli teatrali e concerti, che può sembrare un'operazione da storici amanti del dettaglio, il quale come recitano gli inglesi in un celebre proverbio ha sempre un che di diabolico. In realtà più si legge più si è incuriositi dalle pieghe di una storia lontana eppur così vicina.

La Spagna di inizio '900, Il Segreto a parte, è molto più simile di quanto non sembri. Certo alcuni problemi che si possono considerare archiviati nello “sgabuzzino della storia”, come il latifondo o l'analfabetismo, ma problemi di rappresentanza tra popolazione e partiti, divisioni interne apparentemente inconciliabili tra gli stessi, riforme difficili, divari economici regionali e una certa violenza nel linguaggio politico ( e non solo) in ascesa, oltre alle tradizionali peculiarità dei “pigs” (o per dirla più gentilmente “Paesi dell'Europa Meridionale”) come un rapporto diffidente con lo stato, una predominanza della forza dei rapporti familiari e familistici su quelli civici, la creazione di economie e stati “paralleli” a quello ufficiale, una crescita economica a metà o localizzata nonchè la forte influenza di istituzioni quali Chiesa o esercito sulla politica.

Meglio vincere o convincere? L'umanità o il proprio paese? Quando l''uso della violenza è legittimo? Da che parte stai? Cos'è veramente un essere umano?

Forse questi interrogativi creati dalle contingenze storiche non sono di per sé di bassa frequenza nelle vicende umane ma ciò non avviene con la stessa intensità sempre. Ad esempio Giovanni Pesce, “Visone”, comandante dei Gap milanesi, affermava che la sua esperienza spagnola in difesa della Repubblica era stata la più alta forma di solidarietà internazionale e impegno umano sul terreno che aveva mai potuto sperimentare.

La Spagna e le sue memorie sono tutt'altro che morte. A ogni telegiornale con le “iniezioni quotidiane” di bombe sui bambini di Aleppo, profughi in fuga, populismo rampante e smarrimento della comunità internazionale, ci mostrano come le sue storie e voci siano tutt'altro che “soldati di Salamina” come diceva lo scrittore Javier Cercas , ma ci pongono ancora una volta sempre le stesse domande. Ma forse sono proprio quelle ad essere più interessanti, e le risposte toccano a noi.

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